lunedì 30 dicembre 2013

MonicaSpicciani e Samalugi: Borse dipinte a mano (vietato copiare!)


Chi mi segue sa che con Samalugi firmo tutto ciò che concerne la mia attività artistica volta alla moda e all'arredamento. Le ultime due borse che ho realizzato mi creano disturbi della personalità! In effetti sono due veri e propri quadri della serie "animali colorati" ma realizzati su borse in pvc. Arte o moda? entrambe...firmate Samalugi ma sempre di Monica Spicciani!

E' con la parte modaiola che è in me che voglio partecipare al contest di GRAZIA.IT perchè sono 10 anni che realizzo abbigliamento artistico come queste borse, o come la linea FUORIONDA di t-shirt e Converse all star, tutti pezzi unici che sono stufi di rimanere nel marasma degli invisibili.




giovedì 12 dicembre 2013

Bulimia di vita

Più gli anni passano e più sai che il tempo a tuo favore diminuisce, questo è poco ma sicuro.
Meno tempo hai e più vuoi sfruttarlo al massimo.
Hai voglia di non perderti nemmeno un minuto, nemmeno un libro, hai voglia di vedere, di ascoltare, di dipingere, e dipingere e dipingere.
La routine apparentemente tranquilla della tua vita diventa faticosa, vorticosa, passi da una cosa all'altra senza riposo mentale, anche quando il fisico è fermo la tua mente lavora, pensa.
Senti il bisogno di lasciare le tue tracce poichè non hai sparso il tuo DNA attraverso i figli, semi del tuo passaggio sulla terra e così dipingi e comunichi con il mondo, esprimi pensieri e li getti nella rete nella speranza che qualcuno li colga e li senta propri, li condivida, che avverta una comunione con te, nella speranza che restino della tua persona almeno delle orme seppur virtuali.
Ogni minuto lo vuoi intenso di cose belle, hai voglia di conoscere e scoprire nuove cose, e ancora e ancora, non vuoi che la fine della vita ti possa cogliere ignorante, con un libro ammezzato o con un quadro non finito.
Frenesia di vita nascosta sotto una routine apparentemente monotona e pacifica.
Tutto nel tentativo di allontanare la morte.

giovedì 7 novembre 2013

Le mie perle twittere

ho raccolto un po' di tweets che ritengo rappresentativi della mia persona.
Per chi ha voglia di conoscermi un po'...

I sogni svaniscono al mattino, fuoriuscendo insieme alle prime parole che escono dalla bocca.

Cerchiamo il senso della vita per sopperire alla paura della morte. Ma se non ci fosse nessun senso? Se fossimo solo un caso?

Molecole arruffate. È come se il vento ti passasse attraverso, sconquassando tutte le cellule, creando disordine fisico e mentale.

La principessa Rossa incontrò l'uomo Nero. Dal loro amore ebbe origine un bel Bordeaux. E lo Bevvero insieme. #storiebrevi #amoreacolori

Ci addormentiamo sereni solo se pensiamo di risvegliarci. #buongiorno

Credo di aver avuto paura della morte già a 6 anni. E non ho più smesso. #pensieripositivi

Io ho paura di morire presto. E se piove di quel che tuona se riesco ad invecchiare mi vedo male. #pensieripositiviuncavolo

Un atteggiamento a favore di qualcosa va sempre a scapito di qualcos'altro. Scelte. #buongiorno

Certo che a furia di sentirti dire di NO il dubbio di esserti sopravvalutata ti viene. #dubbi

Spesso non viene dato valore ad un quadro regalato. Si paga per tutto, giusto farlo anche per l'arte.

Alcuni mali non sono dei tempi, sono dell'uomo. #riflessioni

Sono nata per dipingere, non per vendermi.Io mi pongo domande e mi arrovello a cercar risposte che non ci sono #comeavvelenarsilavita

Un quadro è mio finché lo sto dipingendo. Una volta dato in pasto al pubblico è di tutti, e ognuno ci vede dentro quello che vuole. #arte

Non puoi avere istinto nella lettura se non hai un ventaglio di possibilità. Se ignori non puoi scegliere, leggi solo ciò che hai.

Le sfaccettature di una personalità sono tante e alcune di esse possono infastidire.

L'arte è egoista. Avere qualcuno da amare complica le cose. La solitudine è il prezzo da pagare per il successo?

La solitudine è una benedizione se la scegli, forse. Avere accanto chi ti ama è bellissimo anche se comporta spesso delle scelte.

Il successo nel lavoro è una cosa, in arte un'altra. Se le dai spazio l'arte ti divora e con te tutto il resto.

Per quanto tu venga supportato, in nome di una relazione, devi in parte rinunciare a una parte di te. Ma forse è così per tutti

Amare è forse la cosa più complicata. Personalmente mi è più facile esprimermi tramite l'arte che saper "amare bene".

Volevo solo dire che amare davvero è più difficile che esprimersi attraverso l'arte. L'arte è egoista. L'amore vero no.

Spesso si confonde l'amore col bisogno e con il desiderio. Credo l'amore puro sia molto utopico.

Forse il suicidio giornaliero di una parte di noi è il prezzo da pagare per non essere soli. #amare

Ovvio che le rinunce che si fanno per stare in coppia siano ragionevoli, altrimenti non è amore ma sacrificio.

Io sto parlando di una parte di noi, non dell'intero. Anche chi sta con un'artista impara a rinunciare a qualcosa. Sono equilibri.

Un avvenimento non esiste se non filmato o fotografato e postato. Schiavi della tecnologia che ha preso il posto della memoria. #social

Chi è complesso lo è anche sui social, chi è superficiale idem.


mercoledì 16 ottobre 2013

Le "impressioni" di Lidice

Proprio stamani stavo pensando che i dipinti, una volta dati in pasto al pubblico, cessano di avere un proprietario, appartengono a chi li guarda. 
Certo chi li acquista può vederli dal vero, li può toccare e goderne ogni volta che vuole, ma non ne è il padrone assoluto.
Ognuno può vedere in un quadro ciò che vuole o può, in base alla sua sensibilità, al suo vissuto, al suo modo di ragionare.
Ognuno può trarre da un dipinto sensazioni, impressioni, conclusioni anche lontane da ciò che l'artista ha provato o pensato, o che nell'artista stesso possono essere inconsce.
L'amico e scrittore Lidice, conosciuto tramite Twitter (vedete che anche i socialnetwork sono utili?) mi ha mandato queste sue "impressioni" dicendo molto pudicamente che non volevano essere una recensione. A me le sue parole hanno fatto molto piacere ed ho pensato che sarebbe stato bello condividere con altri ciò che lui ha visto nei miei dipinti.
Buona lettura.

Non c’è un quadro di Monica Spicciani che non faccia pensare, spesso siamo quasi aggrediti dalle figure rappresentate, per poi rendersi conto che abbiamo bisogno di rifletterci sopra. L’immediatezza con cui ci colpiscono alcune figure della serie No – Tabù la ritroviamo anche nei volti di donna, in ogni espressione e pennellata c’è forza e carattere che ci colpisce subito per poi  vagarci dentro.
Interpretare queste opere vuol dire applicarsi ad un sentimento che l’artista vuole trasmettere riuscendoci.
I colori invitano alla meditazione facendo scomparire le figure dal suo carattere più immediato per farci assumere un atteggiamento di ricerca. A me succede questo quando guardo le sue opere. Quasi sempre riesco a trovare una via di lettura, una interpretazione, che al di là delle vere ragioni che l’artista pone, mi fa comunque comunicare con il quadro e rende per questo la cosa piacevole da ogni punto di vista.
C’è una raffigurazione delle cose in cui ritroviamo molti indizi di consapevolezza, generosità e speranza e che andrebbero analizzati non con della semplicistica psicoanalisi da principianti, ma con il rapporto che hanno con la vera arte del nascosto, del rendere le cose solo intuibili.
Queste riflessioni mi sono sorte dalla visione di Brest n° 8 che ancora una volta travolge con discrezione le aspettative di un occhio non esperto, ma incline alla lettura dei sentimenti.
La prospettiva di quel seno maturo ci indica più strade che fanno riferimento ad una sensualità materna da cui è difficile staccarsi e non riconoscere. C’è un desiderio di accoglimento  che rimane tale, che non si risolve nel modo consentito e che riflette i suoi riverberi sulla sfera sessuale ormai matura e mai del tutto esaustiva. Come se tutto diventasse parziale e insufficiente di fronte al desiderio primario. Un desiderio che non “sceglie” rimanendo latente come il capezzolo in primo piano che ci impone l’ambivalenza della nutrizione e del sesso come fonte di ogni possibilità.
La bellezza di queste opere resta nella forza che riescono ad esprimere, un insieme di carattere e consapevolezza che attraverso l’esplicito ci rende partecipi delle cose nascoste e ben misurate.
Per tornare ai colori che fanno sembrare i dipinti come filtrati da una tecnicismo medico moderno, fanno venire alla mente una sorta di cura che l’artista vuole affrontare con l’impeto guerriero della verità, di chi non si arrende.
 Mi sento di dare solo un consiglio a chi avrà il piacere di guardare un quadro di Monica Spicciani, non pensiamo soltanto all’evidente oppure ad una artista che vuole proporsi agli altri in modo semplice o quasi neutrale, ma in quel quadro che avete di fronte cercate sempre qualcosa perché c’è. Dirompente al pari dell’evidenza.
A portata di mano di ognuno di noi, elargito in modo originale o classico nei contenuti, ma sempre con dentro un surplus di idea del sentimento che l’artista ci impone doverosamente di farlo venire fuori. 

Lidice  J
 

venerdì 11 ottobre 2013

Svincolarsi

In questa settimana ho riflettuto sulla possibilità di essere liberi, che noi stessi per primi spesso non ci diamo.
La mia riflessione era incentrata soprattutto sul mio progetto "NOTabù" e alla sensazione che anche questo, nel suo espandersi ed esaurirsi, sia diventato un vincolo alla mia  espressività.
Quando ho iniziato a dipingere questa serie avevo i miei motivi, sentivo il bisogno di infrangere gli schemi del perbenismo, di dare risalto e pari dignità ad ogni parte del corpo umano. Questo bisogno lo sento tutt'ora, ma avendo in parte appagato questa necessità, è sorto n me anche il desiderio di dipingere altri soggetti che non possono far parte di NOTabù. 
MI SONO POSTA UN PROBLEMA. 
Ma il problema è inesistente. 
Devo diventare aguzzina di me stessa negandomi la libertà di esprimere attraverso la pittura ciò che più mi aggrada? NO.
NOTabù è un progetto al quale ho lavorato parecchio, posso permettermi di accantonarlo momentaneamente o definitivamente, l'arte deve fluire libera, senza condizionamenti esterni o interni.
Un nuovo progetto a tema libero è in arrivo, e come il vento che quando arriva spazza via ciò che non è più aggrappato, chiede spazio per insediarsi nella mia pittura.
Un progetto senza tema, senza schemi, senza nessun codice. 
Ancora non ho deciso quale sarà il nome di questa nuova serie di dipinti, troverò un titolo da cui si evinca che nessuna costrizione tematica sarà voncolante.

venerdì 4 ottobre 2013

NOtabù - NOtaboo


Il titolo del mio progetto dovrebbe spiegarsi da solo: No Tabù in arte, di nessun genere!
Dopo aver accantonato i volti e passato una stagione a dipingere "Esternazioni", ho sentito l'esigenza di applicare la libertà acquisita mediante l'astratto a nuove forme concrete, che non fossero ancora facce. Ho iniziato così a dipingere parti del corpo spesso considerate "proibite" od "oscene", ma possono essere considerate oscene parti del corpo atte alla riproduzione della specie umana?esiste l'osceno in arte? A mio parere no, esiste l'arte e questa può riprodurre qualsiasi soggetto, ed esistono i corpi nella loro interezza. Personalmente penso che solo un'occhio malevolo possa riscontrare della pornografia in questi miei lavori.

mercoledì 2 ottobre 2013

La gentilezza e altre riflessioni a ruota libera

Siamo gentili perchè lo siamo o perchè vogliamo essere amati? Oppure siamo gentili perchè ci è stato insegnato ad esserlo?
A volte penso che dovrei imparare ad essere più "stronza".
Sicuramente alcune persone pensano che lo sia già, forse per il mio carattere un po' "fumino" che mi fa indignare facilmente e che altrettanto facilmente mi fa dire ciò che penso fuori dai denti. Sta di fatto poi che se mi si chiede scusa o se si aspetta che mi passi sono buona come il pane.
A volte ho la sensazione di essere troppo compiacente, specie con gli estranei, troppo gentile...ma in fin dei conti, chi ti conosce? Perchè devo perdere il mio tempo con te? Non so nemmeno se sei interessato alla mia persona o se mi cerchi per un secondo fine, come il tipo che mi seguiva su Twitter perchè voleva farmi da modello, appena gli ho detto che ne avevo già uno ha smesso di seguirmi.
Ecco, proprio questo pensavo in questi giorni. Basta essere troppo disponibile o accomodante con chi non conosco. Perchè devo chattare con te sconosciuto anche dopo aver visto che non mi interessa ciò che dici se non trovo il tempo di fare una telefonata alla mia amica d'infanzia? La gentilezza ok, ti rispondo una volta, ma se ti dico che non amo chattare, e soprattutto se non ho nulla da dirti, stop, non mi stressare.
E a te, Perchè devo dare il mio numero di telefono? La messaggistica su facebook funziona benissimo per comunicarmi quando è arrivato quel prodotto che cerco...tu vuoi il mio telefono così poi mi chiedi di fare una dimostrazione a casa mia oppure mi vuoi trascinare a fare la venditrice con te... no, non sono malfidata, so come funzionano certe cose. E mi sento pure stronza a non darti il mio numero di cellulare...
MA PERCHè DIAVOLO DEVO ESSERE SEMPRE GENTILE? DOVE STA SCRITTO???!!!
Mi rendo conto che in questo post sto saltando di palo in frasca, anzi, sto andando a ruota libera come se mi sfogassi con la mia migliore amica, il problema è che a quest'ora la mia migliore amica è al lavoro, e quando torna a casa se parliamo al telefono c'è il bimbo che prende la cornetta e si inserisce nella conversazione e non c'è verso di finire un discorso...e allora cosa mi resta? Sfogarmi sul blog!
Ma torniamo all'inizio.
Tendenzialmente credo di essere gentile perchè credo nella civile convivenza, nel rispetto degli altri, nel potere di un sorriso o di una parola detta invece che tenuta tra i denti...certo aggiudicarmi anche l'affetto altrui non mi fa schifo.
Sicuramente la mia non è una gentilezza affettata, viene dal cuore.
Però se vedo che è mal riposta, che davanti a me c'è un approfittatore, un furbetto, un maleducato, oppure un ottuso o indifferente alla mia persona faccio anche presto a mutare la gentilezza in sarcasmo o in altrettanta indifferenza. Il guaio è che comunque ci rimango male.
Bene, credo di aver fatto un panegirico...soprattutto spero di non essere fraintesa dalle persone con cui ho un rapporto meramente internettiano e con le quali voglio continuare ad avere scambi di idee o opinioni, il guaio è che SPESSO I MESSAGGI SUBLIMINALI NON VENGONO COLTI DA COLORO A CUI SONO DIRETTI E VENGONO RECEPITI DA COLORO CHE DOVREBBERO INGNORARLI! 
Questo è il guaio di mettere un messaggio in rete e chi lo legge lo legge.

sabato 27 luglio 2013

Il mio amico Sergio


Sergio Piccolotto è un amico dei tempi andati ma tuttora presente in modo virtuale. Quando ha visto i miei ultimi lavori (NO TABU) mi ha mandato queste considerazioni che io pubblico con molto piacere.

“L'origine du monde è un dipinto di Gustave Courbet del 1866. Esso rappresenta i genitali femminili con uno stile pittorico alquanto realista” (Wikipedia).
Alla fine del XIX secolo rappresentare con realismo l’invisibilità del sesso femminile rappresentava una potente spallata ai tabù consolidati.
La tradizione del nudo classico, in origine mirata a rappresentare il bello ideale, o l’atletismo come ideale  estetico maschile, ulteriormente raffinato dall’intellettualizzazione neoclassica, capace con Ingres di attutire il tono erotico persino nel rappresentare un harem, ben poco conservava di qualsiasi riferimento all’eros che non fosse solo mito.
Eppure, a distanza di secoli e di ribaltoni morali più o meno consapevoli, rappresentare la virilità come un totem estetico può essere in effetti ancora un balzo in avanti. O forse un ritorno ai monoliti propiziatori di una fertilità vissuta come dono e simbolo di vitalità. Ma il colore e la forma, quando sono anche la semplice materializzazione di una funzione che la natura realizza con una essenzialità sbalorditiva, possono ancora parlare al nostro istinto come una lingua che mal sopporta la forzosa traduzione di morale, filosofia o precetti.
E’ di nuovo, nella pittura di Monica Spicciani, una finestra in cui colore e rappresentazione non necessitano di alibi.



martedì 16 luglio 2013

Con le parole di Tristano (commento a "Tristano muore" di A.Tabucchi)


Sono arrivata in fondo a questo libro (e per fortuna oserei dire, visto che le ultime due pagine sono illuminanti)giusto perchè l'ha scritto Antonio Tabucchi, non me la sentivo di fargli un affronto abbandonandolo.
Questo monologo di un Tristano moribondo è pesante, logorroico, allucinato, caotico nel rimescolio di ricordi reali e sognati, difficoltoso da seguire per come è scritto (in questa narrazione mi ricorda molto Saramago)e per i vaneggiamenti dovuti alla morfina. Non c'è che dire: Bravo Tabucchi, hai reso perfettamente l'idea e sei riuscito a gettarci realmente accanto a quel capezzale.
Dopo questa premessa c'è comunque di positivo che ho incontrato dei concetti esposti così bene che solo quelli valevano la pena di aver letto questa storia. Ho trovato l'espressione di stati d'animo a me molto comuni ma per i quali non sono mai riuscita a trovare le parole giuste per farmi capire, per esprimerli. La paura della morte, quella che Tristano dice si provi una volta sola, è talmente ben esposta che ho sentito un tuffo allo stomaco riconoscendo immediatamente la sensazione e contraddicendo subito il narratore, no, c'è chi questa paura la prova molte volte anche durante la vita, non solo quando si arriva alla fine. Personalmente queste sensazioni le vivo da sempre, e non è che che il provare queste angosce mi fa da allenamento per soffrire meno quando si arriverà al dunque...no, è una sofferenza reiterata che nulla toglie a quella che verrà.
Ovviamente le citazioni saranno riferite proprio a questi passaggi che ho ritrovato così miei, così veri.
Finalmente ho trovato le parole per esprimere il mio sentire, e questo grazie al mio amato e faticoso Antonio Tabucchi.
"Mi riferivo alla sensazione di una nostalgia molto intensa, riprendeva Tristano...troppo intensa...devastante...ma non è propriamente nostalgia, è come uno struggimento spaventoso e astratto, perchè la nostalgia presuppone l'oggetto di cui si ha nostalgia, e per la verità non è che io abbia nostalgia delle immagini che all'improvviso si mettono a scorrere davanti ai miei occhi come una pellicola <...> insomma non è propriamente nostalgia, è come una vaga inquietudine che diventa anche una forma di paura, però mescolata a un senso di assurdità, e dentro questo senso di assurdità c'è un terrore intenso che mi annienta <...> e il mio corpo implode, sento un grande freddo, le mani e i piedi mi si gelano..."
" La vera paura è quando l'ora è fissata e sai che sarà inevitabile...è una strana paura, insolita, si prova solo una volta nella vita, e non si proverà mai più, è come una vertigine, come se si spalancasse una finestra sul niente, e lì il pensiero annega davvero, come se si annientasse. E' questa la vera paura... <...> Una bella morte...che sciocchezza, la morte non è mai bella, la morte è laida, sempre, è la negazione della vita...Dicono che la morte è un mistero, ma il fatto di essere esistito è un mistero maggiore, apparentemente è banale e invece è così misterioso..."
    

venerdì 28 giugno 2013

La nonna Piera

Oggi, 28 giugno 2013, sono 10 anni che è morta la nonna Piera. Sono tantissimi, sembra impossibile che manchi dalla mia vita già da così tanto tempo. Ma in effetti dalla mia vita non manca, è sempre presente come lo è sempre stata quando ero bambina. È presente in tutto ciò che mi ha lasciato di materiale e non. La mia adorata casetta in mezzo ai campi ce l'ho grazie a lei, anche al nonno  alla mamma, al  babbo e a mio marito certo, ma soprattutto grazie a lei che è stata l'anima di tutto questo.  
Mi ha sempre amata di un amore incondizionato e totale, pur nella sua ignoranza e semplicità ha sempre saputo dimostrarmi tutto il bene del mondo. 
Di tutti i miei morti forse è quella che mi manca di più, mi manca il modo in cui mi viziava,  in cui mi stressava telefonandomi tutti i giorni e chiedendomi sempre le stesse cose, mi manca Il suo modo buffo di storpiare i nomi,  le primizie dell'orto che erano sempre per" la bimba", l'uovo fresco, il the annegato nello zucchero, i maccheroni della domenica, le novelle raccontate quando ero malata, le "ratelline" nei capelli, il gesto di mandare a quel paese "burusconi" come lo chiamava lei, Il suo sguardo  malizioso di un celeste celestissimo e il suo viso cotto dal sole del  lavoro nei campi, lavoro che non si è mai risparmiata.
Tutto il lavoro che ha fatto lei con mio nonno è finito a me, ho la fortuna di godere dei frutti di questo lavoro instancabile, quando passeggio nel giardino e vedo gli alberi da frutto che hanno piantato loro mi sento in compagnia e sono grata. Penso che ogni persona dovrebbe avere la fortuna di una nonna così, forse con tanti difetti, sicuramente senza cultura ma che è stata capace di farmi sentire sempre amata.
Spesso mi lamento perchè insoddisfatta di ciò che mi circonda, delle cose che non vanno come vorrei, dei problemi di salute, delle frustrazioni artistiche… Ma se ci penso sono stata fortunata, fortunata di aver avuto due genitori che a modo loro mi hanno sempre voluto bene e fatto ciò che potevano per aiutarmi, dei nonni che mi hanno adorata e lasciato questi campi e la possibilita di farci una casa, di aver trovato al secondo round un marito che mi ama e mi rispetta e non mi fa mancare niente…e allora penso che va tutto bene, che la mia vita dovrebbe essere già felice così per aver trovato sul mio cammino queste persone.

Nella foto la nonna da giovane, è quella in piedi sopra le altre.

venerdì 31 maggio 2013

Samalugi è tornata: Fuorionda by Samalugi

TUTTI I PRODOTTI SAMALUGI SONO IN VENDITA AL NEGOZIO FUORIONDA A MONTECATINI TERME E ON-LINE
Chi mi segue sa che Samalugi è il nome d'arte che uso per le attività parallele a quella prettamente pittorica. Da anni coltivo il sogno di una linea di abbigliamento in stile samalugi e da anni produco pezzi unici per me e per gli amici, oltre alla collaborazione con Cinellistudio nel 2003.
Stavolta la collaborazione è con Fuorionda che proporrà una serie di T-Shirt e di scarpe Converse da me realizzate in pieno stile Samalugi.

Le Converse saranno tutti pezzi unici, ognuna creata dall'ispirazione del momento sempre nello stile che contraddistingue i miei lavori su stoffa, ovviamente dipinte a mano.


Ecco qua un'anteprima. A breve il resto della produzione.





Le t-Shirt saranno un mix tra la stampa dei miei dipinti e la pittura a mano, anche queste pezzi unici seppur possibile ripetere la stampa.







sabato 11 maggio 2013

Rossio

C’era e non c’è più.
Da un giorno all’altro, senza avvisare, senza potersi salutare, non c’è più.
I soliti “se” sterili che non cambiano le cose ormai irrimediabili, il bisogno quasi di trovarsi una colpa per non aver capito che quella era l’ultima volta che ti vedevo.
Era routine, era normale e non ricordo l’ultimo preciso istante in cui ti ho visto, in cui ti ho fatto una carezza. Ti ricordo nei mille atteggiamenti ripetitivi che ti contraddistinguevano, le zampe posteriori che mandavi in fuori quando correvi, il musetto che si affacciava dal tetto della veranda, le corse ad aprire la tua ciotolina personale dei croccantini dietetici ed il rumore del coperchio che ci faceva dire “Rossio sta mangiando” anche senza vederti,  le coccole che ti prendevi e molte altre cose che erano solo tue.
La tua presenza non cambiava la mia vita ma la rendeva più bella, come più bella la rendono gli altri gatti che sono rimasti con me, ognuno con le sue caratteristiche.
Adesso c’è solo la disperazione del non vederti più arrivare con la tua andatura goffa e del non poterti pensare vivo quando sono altrove da dove vivevi tu, del sapere che non ti vedrò più venirmi incontro quando arriverò alla Casa nel campo.
Col tempo resteranno solo i bei ricordi, adesso c’è la rabbia, il non accettare che ci hai lasciati troppo presto, ti volevamo ancora con noi, volevamo godere della tua compagnia.
Guardo la tua foto e piango, piango il mio dolore, piango la tua assenza, piango quell’auto maledetta che ti ha ucciso nella notte...chissà se si è fermata, se sei morto subito o se hai sofferto l’agonia da solo sul lato della strada. Non ti ho potuto nemmeno seppellire perchè chi ti ha trovato, non sapendo che farei,  ti ha buttato nell’immondizia.
Vorrei tanto averti ancora qui con noi, adesso è presto per godere di ciò che si è avuto senza soffrire per ciò che da te non avremo più.

martedì 16 aprile 2013

Considerazioni sui tempi dei libri e la morte

A volte penso che devo accumulare libri da leggere per scongiurare la morte. Finchè avrò libri da leggere non posso morire.  Non posso nemmeno andarmene lasciando una storia a metà...e così appena finito uno ne inizio un altro, quasi per rendermi immortale.
Un miscuglio tra sete di saggezza e voglia di aggrapparsi alla vita tramite le parole scritte.
Questa frenesia di lettura mi è venuta da due o tre anni...ripensandoci in concomitanza con il mio effettivo rischio di morte.
Piano piano ho accumulato libri su libri, ho voluto  crearmi un parco di possibilità di conoscenza e sono presa dalla frenesia di leggerli tutti, li vorrei assorbire e metabolizzare con ingordigia, quasi a voler rimediare agli anni in cui ho letto poco o male tenendo a dieta la mia mente.
Quando devo iniziarne uno nuovo li guardo, rivolgo loro una muta domanda...chi di voi vuole essere letto? Vorrei leggerli tutti il prima possibile e allo stesso tempo voglio averne sempre da parte tanti come per allontanare la morte.
 I libri mi parlano e si fanno scegliere. Spesso capita che uno che desideravo ardentemente si renda inadatto al momento o a me stessa, altre volte al contrario un libro che inizio quasi per fargli un piacere si rivela al di sopra delle mie aspettative regalandomi momenti di pura delizia.
C’è un momento ben preciso per leggere un libro, dobbiamo avere la fortuna di scegliere quel momento lì, nè prima nè dopo...e purtroppo non sempre accade che abbiamo questa sensibilità o che il libro gridi così forte da farsi sentire da noi.
Una storia letta adesso e che amo magari se l’avessi letta anni fa non l’avrei capita, o apprezzata poco, e viceversa.
I libri che amo particolarmente decido di tenerli, chissà che non mi venga voglia di rileggerli più avanti per vedere se cambiando il momento canbia anche la sensazione e la traccia su di me, gli altri li rimetto in giro per il mondo e tramite la loro cessione ne prendo di nuovi in cambio: è così che mi sono fatta una libreria sostanziosa, con il baratto. A dire il vero li compro anche, difficilmente entro in una libreria senza che qualcosa fatto di pagine mi rimanga attaccato alle mani.
Il mio grande rammarico è la mia scarsa memoria, l’incapacità di trattenere pensieri e concetti e poterli esplicare a mia volta e condividerli con gli altri. Spesso di un libro mi resta solo una sensazione o poco più, se dovessi raccontare cosa ho letto due settimane fa non ci riuscirei...il godimento si ferma al momento stesso in cui leggo, sottolineo, prendo appunti per i miei commenti (la mia memoria virtuale!), poi se ne voglio parlare mi risulta difficilissimo. La speranza, anzi, la certezza è che tutto ciò che leggo rimanga incamerato in qualche parte di me, pronto a venir fuori al bisogno, o semplicemente atto a costituire un humus culturale che si crea e si modifica a mia insaputa e che mi rende migliore ogni giorno di più.

LE MIE RECENSIONI SUI LIBRI LETTI

venerdì 12 aprile 2013

"Bah, o te che giri?"

Genitori anziani? Come avere figli piccoli...
Stamani mia madre mi chiama : "Senti, hai tempo oggi di farmi vedere su internet quell'albergo dove si va al mare col comune?"
"Ok mamma, vieni verso le tre, facciamo presto perchè  voglio dipingere oggi pomeriggio"
Pranzo, mi rilasso un po' in poltrona. Manca un quarto alle tre...che faccio? Va beh, cazzeggio un po' su twitter...tanto se mi metto a fare qualcosa poi arriva mamma e mi devo interrompere.
Sono le tre...ok ora arriva mamma.
Sono le tre e 10...chiamo mamma sul cellulare per sentire se è per la strada...non risponde...la chiamo a casa forse le è capitato un impiccio e non è ancora partita....non risponde...la richiamo al cellulare ...non risponde....
Provo a chiamare la signora che l'aiuta a pulire casa, forse è andata oggi da lei e si è dimenticata di dirmelo. 
No, la signora è casa sua e non sa nulla della mamma.
la richiamo al cellulare ...non risponde....la richiamo a casa...non risponde....
Chiamo i suoi amici che vanno a trovarla tutti i giorni per sapere se sono andati lì e l'hanno fatta tardare...
Non sono da lei ma hanno pensato di andarci più tardi per parlare delle vacanze al mare con il comune.
la richiamo al cellulare ...non risponde....la richiamo a casa...non risponde....
Ok, Panico. 
Comicio a vedere mia mamma caduta in terra che sente lo squillo del telefono e non può rispondere...oppure che ha perso conoscenza...
ok, mi vesto e vado a vedere.
Mi scapicollo per le scale e quando arrivo davanti casa sua te la trovo in giardino beata e serena che stende i panni.
Mi guarda stupita : "Bah, o te che giri?"
"Mamma io ti strozzo! Mi hai fatto prendere un colpo! Ma non dovevi venire alle tre a casa mia?"
"Uhhh...me lo sono scordata..."
"Ti ho chiamato mille volte!"
"ero qui, sai è venuta l'Anna a trovarmi, ci siamo messe qui fuori..."
Ovviamente il cellulare è abbandonato in casa chissà dove e il telefono di casa non lo sentiva.
Le ho dato un bacino, vista la paura che le fosse successo qualcosa non mi sono neanche arrabbiata con lei, contenta che si era scordata del nostro appuntamento sono rimontata in macchina e sono tornata a casa. 
Nel frattempo mi è venuto un bel mal di testa da tensione... sai che ispirazione ho adesso per dipingere...

martedì 9 aprile 2013

La volontà di farti sentire una "merda"

Spesso capita di incontrare gente in strada che ti chiede soldi, di firmare qualcosa (che poi dopo la firma ti chiede i soldi lo stesso) per qualsiasi causa, da qualsiasi parte...
Siamo bombardati da appelli per mandare sms solidali quando per questo e quando per quello. Ovviamente non si può aiutare tutti a meno che non si sia dei miliardari molto generosi.
credo che se ognuno scelgliesse una causa a sè confacente, che sente più vicina per motivi suoi sarebbe già qualcosa.
Personalmente quando posso aiuto ed ho aiutato, ma non è mia intenzione elencare qui ciò che di buono ho fatto, sarebbe di pessimo gusto e soprattutto non tutte le cose personali mi va di sbatterle sul blog, dico solo che se faccio un passo verso l'altro lo faccio sul sentiero che per me è più adatto.
Stamani sono uscita per una passeggiata e sono andata in centro dove per ben due volte sono stata "abbordata" da due aitanti giovanotti che stazionavano vicino ad un tavolino con scritto Unicef. Al secondo abbordaggio gli ho detto che già prima ero passata e che non era mia intenzione fermarmi ad ascoltarli al che il tipo mi ha risposto : " Ma a lei non importa nulla dei bambini?" Dire che lo avrei strozzato è poco. Con quale diritto tu vuoi farmi sentire una "merda" perchè non mi fermo davanti alle tue richieste?Cosa ne sai della mia vita? Avrei voluto rispondergli :"certo che m'importa dei bambini, come m'importa dei malati di cancro, dei malati di sclerosi multipla, malati di sla, dei malati di tutte la malattie più assurde e rare compresa quella per cui sono stata operata, m'importa dei cani e dei gatti randagi, del buco dell'ozono, delle razze a rischio di estinzione...m'importa del mondo intero, ma poichè non sono ricca cerco di fare del mio meglio aiutando chi nel mio piccolo ho scelto di aiutare"
Ma ovviamente non gli ho detto tutto questo.
Quella faccia di bronzo a mio parere non meritava una risposta del genere... L'ho semplicemente incenerito con lo sguardo e gli ho risposto " No, dei bambini non me ne frega nulla", ed ho continuato la mia passeggiata che doveva servire a distendermi i nervi.

domenica 24 marzo 2013

Quando le cose non accadono a caso

Periodicamente il mio ego artistico tocca il fondo: quando realizzo che per esporre le mie opere non c'è mai posto, quando mi accorgo che se avessi soldi da investire avrei molte più possibilità di farmi conoscere, quando vado ad una mostra di artisti affermati e cerco di capire la differenza tra loro e me.
A volte la fa da padrone uno spirito di ribellione nel quale mi sento ingiustamente messa da parte, altre invece prevale il pensiero di non valere abbastanza come artista. E' estremamente frustrantenon venire riconosciutA, non venire apprezzatA, perchè esporre le proprie opere è mettersi a nudo, e tutti vorremmo che il nostro corpo DENUDATO venisse ammirato per la sua bellezza e non ignorato o  considerato non all'altezza .
Ieri era uno di quei giorni in cui la frustrazione la faceva da padrona, l'ennesima volta in cui sei posta di fronte alla realtà dei fatti: non c'è posto per te! Ieri era uno di quei giorni in cui ti chiedi per chi dipingi, per chi ti metti davanti al cavalletto, per chi pubblichi le foto dei tuoi lavori, per chi twitti i tuoi pensieri, o per chi tieni aggiornato il tuo blog...e non venitemi a dire: lo fai per te stessa. 
No, lo fai perchè non ne puoi fare a meno, lo fai perchè hai bisogno di esternare la tua arte, perchè è il tuo modo per comunicare con il mondo...certo se il mondo non ti riconosce non ti puoi sentire bene, non puoi esserne felice.
Proprio ieri, quando per l'ennesima volta stavo pensando che evidentemente non sono così brava ad esprimermi con l'arte, quando pensavo che non sarò mai apprezzata ho aperto twitter ed ho letto questo:

Ogni tanto twitter serve a qualcosa.. Per esempio a scoprire artisti straordinari come

No, le cose non accadono a caso, e solo io so quanto bene mi ha fatto priprio ieri leggere questo tweet scritto da una giornalista che non ho mai avuto il piacere di conoscere. Grazie Serena.

martedì 29 gennaio 2013

Riflessioni sul mio approdo all'astratto

Approdo temporaneo vorrei precisare, perchè non si sa domani cosa si farà o cosa si penserà... oggi è così.
"Donne in pezzi" è stato un lavoro liberatorio, mediante il quale ho tirato fuori tutta la mia calma e la mia pazienza, dando vita ad opere in cui la tecnica la faceva da padrona, anche se spero che l'anima dei soggetti e della sottoscritta venisse fuori. Questo poter mostrare la tecnica mi ha resa libera dal giudizio, mi ha fatto sentire che finalmente, una volta dimostrato il valore tecnico ( ma a chi poi?) avrei potuto fare qualsiasi cosa. E così, apparentemente da un momento all'altro sono uscite le "Esternazioni", alcune pure altre impure (come le canaste sì!). Per Esternazioni pure intendo l'astratto vero e proprio, che non parte da nulla di reale, che non si rifà a niente di visto ma solo all'espressione interiore, al lasciare libera la mano sulla tela o la carta, libera di prendere i colori senza pensare a cosa fare con la testa ma usando solo l'istinto. Le esternazioni impure sono quelle in cui poi un po' ho ragionato ed ho deciso "a tavolino" alcune cose, dove ho inserito dei particolari reali seppur stilizzati.
C'è chi midi dice che sono in una fase di cambiamento, di passaggio e che questo non è ciò che farò...ma è sempre  una fase di passaggio! Siamo sempre in divenire e anche se usiamo un medesimo soggetto  il dipinto non sarà mai uguale nel corso degli anni, a meno che uno non voglia fare volontariamente una continua ripetizione di se stesso all'infinito (ammesso che ci riesca).
da cosa giudico che un'opera è finita o meno adesso che non c'è più una tecnica, un volto da rifare? Le guardo semplicemente, se mi sento appagata vuol dire che l'opera è finita, ma me lo deve comunicare lei! Una cosa importante c'è però da imparare: fermarsi in tempo.
a volte una  vocina maligna ti dice "non puoi fare due righe soltanto, cosa diranno? chi darà valore a due semplici righe?" Ma devo imparare a zittirla quella vocina, il valore è dato dal lavoro di anni che ci sta dietro e dall'emozione che deve provocare in chi guarda, sia essa una sola riga. Devo imparare a cambiare il metro di giudizio di me stessa e dei miei lavori, l'arte non va chili e nemmeno a metri.

venerdì 25 gennaio 2013

Amo la routine

Ma quanto è bella la routine, quella in cui i tuoi ritmi sono scanditi dalle cose che ami fare, le piccole cose. Andare a prendere il caffè nel tuo bar preferito, fare due passi, andare dai gatti a dar loro la pappa e le coccole, poi tornare a casa e coccolare gli altri gatti, pranzare, guardarti la telenovela portoghese, metterti al computer a rispondere alle email, fare un po' di baratto su zerorelativo, dire due cazzate o cose serie su twitter, mettersi a dipingere, poi magari fare un po' di yoga... poi prepari la cena, torna tuo marito, vi vomitate addosso la giornata, poi sulla poltrona a guardare qualcosa in tv, commentare e magari farci scappare anche qualche giochino al cellulare. Poi si va a nanna, si legge un bel libro e si dorme.  Magari ogni tanto ci infili qualcosa di diverso, un'incontro tra amici, una pizza, una mostra, una gita... Amo la routine, dove le cose che possono variare sono i libri che leggi, i quadri che fai, il cibo che mangi, ma dove i capisaldi sono fermi, dove ritrovi ogni girono le persone e le cose che ami. Mi ci sono voluti 40 anni per capire che la routine non è noiosa, anzi, ti da quella tranquillità giusta che ti permette di pensare a dipingere senza essere assillata da problemi più urgenti. Ma perchè allora arriva quell'angoscia di perdere tutto, di perdere chi ami, di perdere la tua vita calma? Perchè soffri in anticipo per un dolore che potrai avere in futuro?
Poi sei lì, in mezzo alla tua routine, quasi calma e quasi serena...e vieni scossa dal terremoto, la casa balla, i mobili ballano, i gatti che hai in casa scappano e tu ti angosci perchè pensi a come salvare te e loro se la casa crolla e gioisci al tempo stesso per chi è fuori da questo appartamento al terzo piano. E ti rendi conto che nessun posto è sicuro, nessuna routine è al sicuro dall'imprevisto, e il posto che credevi quello franco, quello dove tu e chi ami può star bene si può modificare in una tomba di macerie... E ti rendi conto che sei impotente, che non puoi salvare nessuno con la tua routine, che nessuno è al sicuro in nessun posto. E ti chiedi perchè a 40 anni ancora non hai imparato a vivere e ad accettare la vita per quel pozzo di imprevisti che è.

mercoledì 26 dicembre 2012

Un regalo è un regalo (riflessioni post natalizie)


Definizione di regalo dall'enciclopedia Treccani: Dare liberalmente, senza compenso o altra contropartita e con intenzione amichevole o affettuosa, cosa che è, o si ritiene, utile o gradita a una persona.
Da questa definizione evinco che "la pretesa" non è contemplata...

domenica 18 novembre 2012

Una Critica per amica

In questo post voglio presentarvi la persona che ha scritto un bellissimo articolo sulla mia ultima mostra, e non lo faccio semplicemente per gratitudine, ma perchè le anime belle meritano di avere voce, seppur virtuale, e di essere condivise con gli altri.
Ho conosciuto angela nel 1989 all'accademia di Belle Arti di Firenze, frequentavamo entrambe la stessa classe di Pittura, e da allora siamo sempre state legate da un filo che, seppur con periodi di poca frequentazione, non si è mai spezzato.
Attualmente Angela pubblica articoli su "Cultura Commestibile", una rivista on line, scrivendo recensioni sulle mostre che visita e sugli artisti che incontra,  e lo fa con una sensibilità non comune, con onestà e lontana dalle logiche commerciali.
 In attesa che abbia il suo blog personale voglio postare le notizie che mi paiono più significative del suo curriculum ed i suoi contatti, in modo che chi è interessato ad una sua critica possa rivolgersi a lei in modo semplice e diretto.


Angela Rosi

nata nel 1963  a firenze dove vive e lavora come Impiegata presso il Comune di Fiesole (FI) dal 1985.
Ha lavorato al Centro Giovani di Pian del Mugnone dove, oltre ad occuparsi della organizzazione di corsi per bambini, ragazzi ed adulti, seguiva l’allestimento di mostre d’arte all’interno del Centro.
1981Diploma Istituto Magistrale conseguito all’Istituto Magistrale Giovanni Pascoli di Firenz 

1985 Diploma di Educatore Professionale conseguito presso la scuola Madonnina del Grappa di Firenze

1994  Laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze
Corso di formazione “Comunicazione Pubblica”
Partecipazione ad alcuni seminari di Arteterapia e Danzaterapia e Corsi di astrologia

Partecipazione ad una mostra collettiva al Castello Pasquini di Castiglioncello

Nell’anno 2001 fondava insieme ad altre 4 socie l’Associazione Culturale Il Prato Blu della quale ne era presidente. L’Associazione aveva il fine di sviluppare la creatività nei bambini attraverso l’arte. Fino al 2006 ha tenuto laboratori di arte per bambini dai 5 ai 12 anni in sedi private e pubbliche.
L’Associazione ha cessato l’attività nel gennaio 2012.
Collaborazione con la rivista Cultura Commestibile per recensire mostre di arte contemporanea. La rivista settimanale fino a luglio 2012 era allegata al quotidiano Il Nuovo Corriere di Firenze e dal 27 ottobre 2012 è on line.

Legge molto, ha competenze artistiche, le piace la musica, il cinema, il teatro.
Dipinge, crea gioielli in argento e realizza piccole fusioni in bronzo a cera persa,  xilografia e stampe su linoleum. Si sono occupata della produzione di manufatti in  terracotta e ceramica.


Buone capacità nell’organizzare eventi e gestire contatti con persone, enti e aziende. Attitudine a instaurare buone relazioni interpersonali di collaborazione e scambio con colleghi ed esterni. 
aperta alle innovazioni e allo scambio di idee, individualista ma le piace lavorare ad un progetto comune.
contatti: angelarosi18@gmail.com

sabato 10 novembre 2012

ARTICOLO SU CULTURA COMMESTIBILE di Angela Rosi

I giardini di Monica
Spicciani presenta le sue ultimo opere nel suo studio
di Angela Rosi
angelarosi18@gmail.com

Lo scorso 20 ottobre l’artista Monica Spicciani ha presentato, presso il suo studio, Raccolta Differenziata; in mostra il suo percorso artistico dal 2009 al 2012 con Donne in pezzi 2009-2012, Animali colorati 2012, Esternazioni 2012. Giardino d’infanzia, Giardino d’infanzia ai Caraibi, Giardino d’infanzia a New York sono le ultimissime opere. Il giardino d’infanzia è un luogo dove si avverte il bisogno irrefrenabile di esprimere il nostro mondo interiore. Dietro queste belle tele c’è la piccola Monica nascosta dietro una siepe, c’è il suo amore nel curare il giardino che circonda la casa e lo studio, e poi gatti, le piante aromatiche e da frutto, la sua fantasia nel cucinare piatti di stagione, l’odore delle spezie che lei accortamente combina come fossero i pigmenti della sua tavolozza. L’esplorazione artistica di Monica, che non si è mai fermata anche quando il fisico la obbligava a stare ferma, è esaltata in queste opere recenti. Qui Monica gioca, come i bimbi nei giardini d’infanzia, con il colore e con l’arte perché, sue parole, l’arte soprattutto: sopra i mobili, sopra la carta e le etichette dei vini, sopra la stoffa, sopra il legno, sopra le tele, sopra i muri ma soprattutto dentro di lei, sopra di lei e poi di riflesso sopra di noi e dentro di noi. I giardini di Monica sono luoghi della creazione, paradisi, dove tutto è colore e armonia; seduta di fronte al cavalletto è ai Caraibi e poi a New York e noi respiriamo il mare dei Caraibi o l’odore dell’autunno al Central Park e poi le voci, le risate, i bimbi che corrono, è la voglia di gioire, di ritrovare l’incanto e la curiosità, è sentire con tutti i sensi. Qui la Mano diventa Mano albero perché nel giardino d’infanzia tutto può essere tutto, come Mary nel libro Il giardino segreto di Burnett Frances H., Monica incontra il suo giardino segreto. Noi con lei scopriamo il nostro; Ascoltando Navarrete e veleggiando nei Mare di sangue e Mare magenta arriviamo, come Pinocchio, al Luna Park, poi attraversando Vortici nell’Acqua di lago e fluttuando tra le Bolle in acqua orizzontali e le Bolle in acqua verticali giungiamo al Paesaggio incon- sapevole e, ancora, perdendoci nel Labirinto arancio ritroviamo il Sole sulla città.
Le Esternazioni di colori, sentimenti e forti emozioni ci afferrano e ci portano nei Giardini d’infanzia perché è da qui che dobbiamo ricominciare. La vita è completa, colorata, serena quando è in stretto contatto con il nostro intimo, solo nei nostri giardini d’infanzia possiamo ritrovare la pace interiore da condividere con gli altri. Con la sua arte Monica ha spalancato a noi il suo meraviglioso giardino e in più ci invita a cercare la chiave per aprire il nostro se mai fosse chiuso e abbandonato da tanto, troppo tempo.

venerdì 26 ottobre 2012

Il tempo di realizzazione di un'opera d'arte è un metro di giudizio?

Ieri riflettevo sul fatto se fosse giusto dare un valore equivalente ad opere realizzate in tre mesi rispetto a quelle realizzate in due ore. Sono approdata a questa riflessione in merito al tentare di fare le valutazioni del mio lavoro. Ad esempio alcuni dipinti della serie "donne in pezzi" hanno richiesto da uno fino a tre mesi di lavoro. Altre opere invece della serie "esternazioni" o "animali colorati" hanno richiesto molto meno, alcune addirittura 2 ore.
Ebbene,  dopo un breve pensamento sono approdata alla soluzione che l'arte non si può misurare in ore di lavoro, altrimenti sarebbe artigianato, e nemmeno in termini di soldi spesi per realizzare l'opera.
Innanzitutto non tutti sono in grado di realizzare dipinti, e se vogliono averli è giusto che paghino per questo, come io devo pagare per ottenere tutto ciò che non sono in grado di produrre da sola. Inoltre sono arrivata ad una consapevolezza folgorante: riesco a realizzare un dipinto in due ore perchè alle spalle ho cinque anni di studi specifici e oltre vent'anni di esperienza pittorica...e se dovessi calcolare questo  tempo allora una piccola tela realizzata in due ore varrebbe miliardi!

lunedì 22 ottobre 2012

Riflessioni a Vernice avvenuta

Sabato 20 ottobre 2012 ho avuto l'onore di ospitare nel mio studio molte persone che mi vogliono bene, mi sono amiche e mi seguono da sempre. E' stata una bella festa, con scambi a livello personale ed emotivo molto  intensi. Peccato, tuttavia, che nessun nuovo volto si sia affacciato alla porta del mio studio, che nessuno abbia raccolto l'invito delle mie numerose locandine lasciate in giro o delle email mandate a coloro che mai avevano visto i miei lavori dal vivo. Nessuno facente parte di associazioni culturali, gallerie o autorità comunali che avevamo invitato ha trovato il tempo di passare dieci minuti...queste cose fanno riflettere...
Ci si riempie la bocca di valorizzare la cultura locale, i beni che abbiamo e poi quando un'artista del posto crea un occasione di aggregazione tutti sono impegnati in qualcos'altro. Manca la curiosità di conoscere e di vedere.
Ho iniziato a chiamare Facebook "il buco nero" perchè si tratta di un luogo virtuale in cui le amicizie sono virtuali e tutto ciò che vi viene messo sopra finisce nell'oblio immediatamente. Un "mi piace" buttato lì e poi puff, ci siamo già scordati... Ho invitato circa 300 persone su facebook, quante sono intervenute? Quattro o cinque, ma sono venute perchè sono amici in carne ed ossa che non avevo certo bisogno di contattare tramite un social network. Per carità, i social hanno i loro vantaggi, puoi usarli per comunicare velocemente con le persone che conosci oppure anche semplicemente come sfogo quando ti va di esternare e non hai nessuno pronto che ti ascolti.
Ma lasciamo stare le polemiche sterili, ogni esperienza deve portare ad una crescita e ad una maggior consapevolezza e sicuramente anche "raccolta differenziata" è stato un passo su un cammino di evoluzione umana ed artistica facente parte della mia vita.

sabato 20 ottobre 2012

"RACCOLTA DIFFERENZIATA" 20 ottobre 2012









Finalmente è arrivato il giorno dell'inaugurazione della mostra al mio studio. In questo periodo in cui le gallerie ti snobbano se non sei un nome, in cui gli spazi gratuiti decenti per esporre sono rarissimi, ho deciso di "rinfrescare" lo studio di casa mia e di organizzare una mostra qui. Spero che l'affetto delle persone mi sia vicino in questa giornata nella quale presento il lavoro fatto negli ultimi tre anni, tre anni in cui sono successe molte cose ed ho affrontato battaglie, ma anche tre anni in cui ho continuato a dipingere supportata da coloro che mi amano.


Io e la politica

Il problema è che non mi sento rappresentata in toto da nessuno. Premetto che sono un ingenua, credulona e ignorante in materia, che tenta di accostarsi a ciò che accade nel mondo per poter avere un'opinione e di dare il proprio piccolo contributo… Ma non riesco.
Che sono orientata verso sinistra non è un mistero, ma non riesco a trovare nessuno che mi ispiri completa fiducia e a cui accordare il mio voto. Dovrò scegliere il meno peggio o rinunciare ad esprimermi? A volte mi sento una banderuola che si gira verso questo o verso quello a seconda Di ciò che affermano.


Sicuramente mi mancano gli strumenti necessari per avere un discernimento consapevole. Vorrei poter creare un super politico formato dalle parti migliori o che mi convincono di più tra tutti quelli che ascoltano parlare… Ma è impossibile e così continuo a concordare Ora con l'uno ora con l'altro senza riuscire a riporre la mia fiducia in nessuno di loro.

Questo mio tentennare.mi fa sentire stolta e membro onorario del classico popolino pecorone che non è capace di avere un'idea sua e di portarla avanti. Come stavo meglio quando viveva nel mio mondo ignara di tutto il resto… Ma non è giusto ritirarsi nelle proprie fantasie nemmeno per chi vive di arte come me.

domenica 14 ottobre 2012

L'estremo sacrificio di un'opera d'arte

Mi è successo diverse volte di guardare opere da me realizzate nel passato rimaste invendute, non regalate, non barattate… 
Mi sono ritrovata ad odiarle quasi. 
Le ho trovate inutili, insulse… Così ho deciso di sacrificarle. 
Sembra assurdo lo so, che un 'artista possa arrivare a cancellare opere da lei fatte e da lei amate. Ma è quello che ho fatto. 
Lo spazio non è mai abbastanza, i soldi per comprare tele e materiali non sono mai abbastanza, niente è mai abbastanza. Così Ho deciso di sacrificare alcune opere dandovi sopra una bella mano di bianco e riportarle a nuova vita Creando con esse un nuovo dipinto. A queste opere ho chiesto un estremo sacrificio, ho chiesto loro la vita in cambio di una nuova vita. Sono crudele? Sono insensibile? Non lo so… Sta di fatto che dal momento che l'ho deciso non ho provato né rimorso ne sofferenza. L'ho fatto e basta. Forse mi sono rivelata una madre crudele verso figli che non sono stati voluti da nessuno, forse mi sono semplicemente adattata al bisogno di spazio e al bisogno di nuovi supporti per lavorare. Quindi, se vi piace una mia opera, non aspettate a dirlo. 
Se vi piace una mia opera prendetela adesso perché domani potrei averla cancellata.

domenica 30 settembre 2012

"Raccolta differenziata"

SABATO 20 OTTOBRE 2012
Dalle ore 16,00 alle ore 19,00

presso lo studio completamente rinnovato dell’artista saranno esposti in anteprima tutti i lavori dei progetti: Donne in pezzi, Animali colorati ed Esternazioni.

La mostra è visitabile permanentemente su appuntamento.

giovedì 2 agosto 2012

Che fine hanno fatto le lucciole?










L'altra sera mi sono affacciata alla finestra del mio salotto e a ll'improvviso è apparsa una domanda ch emi ha folgorato:Che fine hanno fatto le lucciole??? Premetto che il mio salotto si affaccia su un grande giardino non illuminato in piena campagna...per cui, in teoria, in estate, dovrebbe essere luccicante e brulicante di questi deliziosi animaletti...e invece niente. Per anni avevo dimenticato le luccciole semplicemente perchè non le vedevo e non mi ero nemmeno posta la domanda del dove fossero finite e del perchè avessero ormai disertato la zona dove vivo. L'altra sera invece mi sono venute in mente ed ho provato una grande nostalgia. Ricordo che da bambina andavamo dopo cena a trovare i nonni che abitavano vicini ai campi dove adesso ho la mia casetta, e con mia mamma andavamo dietro alle lucciole e ne prendevo sempre una da portare su dalla nonna. La mettevamo sotto un bicchiere e per magia apparivano 50 lire...Sì, perchè quando ero piccola, credevo che le lucciole facessero i soldi...e come ci sono rimasta male quando mi hanno svelato che invece erano i nonni che approfittando di una mi distrazione mettevano sotto il bicchiere i soldini! Ovviamente poi la lucciola veniva liberata! Certo anche quando hanno smesso di "fare i soldi" le lucciole hanno continuato ad essere magiche, ad illuminare i campi ed a farci capire che l'estate era in arrivo...
A casa mia c'è un assortimento di insetti incredibile...zanzare tigre che mi rendono la vita all'aperto un inferno e ragni enormi che ogni anno si infilano in casa disgustandomi...ma le lucciole sono sparite.
Possibile che in questo mondo la poesia vada scomparendo? Possibile chel'estate porti con se sempre più fastidi e sempre meno piacevolezze? Viviamo in un mondo ormai dove se diciamo la parola "lucciola" non pensiamo all'insetto bensì alle prostitute...dove andremo a finire?

giovedì 26 luglio 2012

DONNE IN PEZZI Progetto 2009-2012

Questo lavoro è iniziato nel dicembre 2009 ed ho deciso di terminato l'ultimo quadro della serie a marzo del 2012.

In "Donne in pezzi" proseguo un lavoro in un certo senso avviato nei quadri degli anni 2008 e 2009. I soggetti tuttavia cambiano pur rimanendo nell'universo del ritratto femminile. In questo nuovo lavoro mi concentro ancora di più sul particolare e stringo maggiormente l'inquadratura. In alcuni dipinti ho sperimentato le sfocature ma poi ho deciso di non presentarle come facenti parte di questo progetto per dedicare ad esse uno spazio a se stante, in altri sono rimasta sulla naturalità del colore e la cura del dettaglio e in altri ancora ho rielaborato i colori del soggetto.
Tutte le opere sono realizzate partendo da fotografie scattate da me, alcune delle quali mi ritraggono in autoscatto. 

Il titolo del progetto ha un senso ambivalente. Le donne sono intese in pezzi in quanto fisicamente interrotte dalla foglia oro o dal limite della tavola su cui sono dipinte, ma sono anche in pezzi in quanto suddivise loro stesse e le loro espressioni in una molteplicità di modi di essere.


Per vedere i lavori poteteseguire questo link.

sabato 2 giugno 2012

Matrimonio a basso costo

Ebbene sì, dopo nove anni, mese più mese meno, di convivenza mi ri-sposo, con il mio attuale compagno che dovrò imparare a chiamare marito. Entrambi abbiamo già dato e avuto. 
Ben 14 anni fa (mamma mia come passa il tempo!!!) ho già avuto il matrimonio con tutti i crismi, organizzato con un anno di anticipo, dove tutto era fondamentale, dal vestito all'acconciatura, dalla lista nozze  alla più infinitesimale cavolata che possa venire in mente. Soldi a palate spesi in mille particolari inutili, a ripensarci adesso, allora sembrava tutto fondamentale.
Stavolta, proprio perchè di acqua sotti i ponti ne è passata, le priorità sono altre. Innanzitutto nel giro di un paio di settimane abbiamo deciso di sposarci e fissato la data che tornasse bene per le ferie. Personalmente sarei andata in comune lui ed io senza tante storie, poi l'impiegato comunale ci ha fatto gentilmente notare che almeno i testimoni servivano, allora abbiamo cominciato a pensare a come organizzarci e un pochino ci siamo allargati. Per il nostro matrimonio saremo ben 7 persone!
Ovviamente niente partecipazioni, abbiamo fatto qualche telefonata (poche!) e poi abbiamo fatto sapere che ci sposavamo tramite email e su facebook, specificando che non ci sarebbe stata nessuna festa e che non volevamo regali. Tutto ciò non perchè non volessimo condividere con gli amici la nostra decisione ma perchè offrire la cena a tutti sarebbe stato troppo dispendioso e soprattutto perchè non volevamo entrare nel loop in cui eravamo già incappati anni fa. chi ci vuole bene sicuramente ha capito e sa che non mancheranno le occasione per stare insieme e festeggiare!
Ma chi l'ha detto che per sposarsi ci vogliono molti soldi? Con due marche da bollo da 14 euro e rotti, se non si vuole fare nulla, ce la caviamo...
Ma veniamo al vestito. Al mio amore ho fatto regalare una bella camicia in lino bianca da mia mamma, tanto il suo compleanno è tra poco e per il resto ci arrangiamo con quello che c'è.
Per il mio vestito invece, dopo un'attenta valutazione dell'armadio, ho optato per un tubino verde cangiante che avevo preso l'anno passato tramite un baratto su zerorelativo e che non avevo mai avuto occasione di mettere. In abbinamento dei sandali molto belli usati al massimo un paio di volte (l'ultimo regalo fattomi dal mio ex marito...mah, speriamo non portino male!!!! Ma non sono superstiziosa!). La borsetta l'ho fregata a mia mamma e pure una maglina da abbinare in caso di calo della temperatura...pure lo scialle l'ho ripescato dall'armadio di mia mamma!!! Uno scialle bellissimo proveniente dal giappone che le aveva regalato mio nonno secoli fa e nessuna occasione era mai stata presa al balzo per farlo uscire dal cellophane.
Comunqe dal nulla che non si voleva fare alla fine poi ho voluto comprare le fedi e qui è cascato l'asino...le ho ordinate su internet, di acciaio chirurgico, ad un prezzo che sarebbe stato davvero irrisorio se non avessi sbagliato la misura del dito del mio futuro marito per ben due volte...così mi ritrovo 3 fedi di tre numeri diversi! Ma non mi sgomento, le due che avanzano le metto in scambio sul mio sito dei baratti.
Poi mi sono fatta prendere davvero la mano..ho pure deciso di andare dal parrucchiere a farmi una piega e una ritoccatina la taglio, ma sì dai, in fin dei conti ci si sposa una volta sola...ehm...questa è la seconda...però con questo amore di uomo spero proprio di invecchiarci!!!

sabato 19 maggio 2012

Mi fa uno S-macchiato per favore?

L'altro giorno sono andata in centro con mia madre a fare una passeggiata, il bar dove solitamente mi piace prendere il caffè era chiuso per turno, per cui siamo entrate in un locale "storico" della piazza principale. Abbiamo chiesto due caffè di cui uno macchiato. Il cameriere per errore ce li ha macchiati entrambi... al che io gli ho fatto gentilmente notare che  lo volevo normale e lui cosa ha fatto? Ha preso la mia tazzina, l'ha portata sopra l'acquaio e sotto il mio sguardo basito con un cucchiano ha tolto la schiuma, poi come se nulla fosse me l'ha riappoggiata sul piattino e ha detto "ce n'avevo messo poco di latte, l'ho tolto quasi tutto"
Nel vedermi ammutolitae incredula mi ha chiesto "Glielo rifaccio?" Io sempre sbigottita ho risposto soltanto con un'espressione degli occhi abbastanza eloquente che tradotta in parole avrebbe detto "si voglio che tu me lo rifaccia, razza di cretino, per quello che ne sai potrei anche essere allergica al latte e potrei morire di shock anafilattico! "
Ma dico io, con tutta la gente che cerca lavoro, con tutti ragazzi diplomati all'alberghiera di Montecatini (che è un'eccellenza scolastica italiana), devono tenere al pubblico un elemento del genere? Nemmeno in una bettola delle più rozze ti darebbero un caffè S-MACCHIATO...che poi questo sia accaduto in un famoso bar del centro lo trovo davvero surreale!

venerdì 4 maggio 2012

L'abitudine alle cose sbagliate

Ieri mi trovavo all'ospedale per ritirare delle risposte, avevo preso il mio numero e stavo in fila insieme ad altre persone. Ad un certo punto mi accorgo che in fila c'è anche un medico che lavora lì, anche lui con il suo numerino ad aspettare il suo turno. La cosa non mi ha stupita perchè lo conosco e so che persona speciale e corretta sia. Invece ogni tanto passava qualcuno dell'ospedale e nel salutarlo  si meravigliava della cosa e gli chiedeva cosa facesse lì. Anche l'infermiera  allo sportello, quando l'ha visto, gli ha detto " ma dottore cosa fa? ha bisogno di qualcosa? perchè non è venuto dentro a chiedermi ciò di cui aveva bisogno?"
Lui stava semplicemente seguendo la procedura per sua madre che si era fatta male al polso, come qualsiasi persona si fosse trovata nella sua stessa situazione.
Ecco, ho pensato, la maggioranza della gente si stupisce delle cose fatte per bene, perchè ormai fare i furbi è diventata la norma, e chi invece rispetta le regole ed è onesto, anche nelle piccole cose, crea sconcerto.
Possiamo fare ben poco, è vero, per porre rimedio allo sfacelo che c'è nel mondo, ma se ognuno, nel suo piccolo agire, mettesse un seme buono nella terra piano piano forse le erbacce smetterebbero di spuntare.

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