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lunedì 14 marzo 2016

La saggezza

primaelementare.jpgLa saggezza inconsapevole di mia madre, che ha 79 anni e probabilmente una demenza senile in corso, mi dice “non te la prendere, te la prendi troppo”, come se dipendesse da me prendermela o meno.

Non ci riesco a non prendermela, non ci riesco a farmi scivolare addosso le cose.

Come fai a restare inddifferente alla notizia che un tuo compagno di giochi e di scuola è morto di infarto a 45 anni? Non importa se non avevi più contatti con lui da anni,  ti viene subito in mente che ha la tua stessa età e che la sua vita è stata interrotta bruscamente, senza preavviso e troppo presto; ti ricordi di quando veniva a casa tua e facevate finta di essere degli speaker radiofonici e vi registravate su una cassettina con il registratore mezzo scassato… riguardi la foto delle elementari e pensi che una persona come te, della tua età, con la quale hai del passato in comune non c’è più.

Io proprio non ce la faccio a non prendermela.

E non voglio parlare delle tragedie che ci circondano ogni giorno, che a starci dietro ci sarebbe da star male ogni minuto della propria esistenza, a quelle si sopravvive eludendo qualche telegiornale o pensando ad altro finchè non ci toccano da vicino…

Non so se la saggezza sia il riuscire a prendere la vita come viene nonostante tutto, se così fosse, mia mamma, con la sua semplicità ed egoismo senile, allora è sicuramente molto più saggia di me.


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giovedì 25 febbraio 2016

Chi l’ha visto?

Questo esperimento di quadro sospeso nasce dall’ennesimo spregio verso la pittura ad opera di persone ignoranti ed ingrate, uno spregio verso la gentilezza di chi offre il proprio lavoro per “abbellire” un luogo di aggregazione per donne in difficoltà senza ricevere compensi in cambio. Il protagonista dell’esperimento è un quadro, un mio autoritratto del 2009 eseguito con una tecnica ben diversa da quella che uso adesso, un’opera che era stata esposta in varie occasioni e che ben rappresentava un periodo della mia vita e del mio percorso artistico.
Un paio di anni fa ho dato in prestito questo quadro ad un’associazione, di cui preferisco non fare il nome, per appenderlo nella sede che si trovava in una zona parecchio triste e malfamata della città, con i patti che se avessero trovato da venderlo avrebbero potuto tenere il ricavato per le loro attività di volontariato. Nel frattempo l’associazione si è trasferita in un’altra città e del dipinto non avevo saputo più niente fino all’altro giorno, mi hanno citofonato dicendo che me lo avevano riportato. Quando sono scesa a prenderlo l’ho trovato in condizioni pietose, completamente ricoperto di muffa verde, non si erano dati pena nemmeno di dargli una pulita alla bell’e meglio prima di riportarmelo. Vedere il mio lavoro spregiato così mi ha fatto arrabbiare, la totale mancanza di rispetto verso il lavoro altrui e verso un gesto di gentilezza mi mandano fuori dai gangheri.
La reazione è stata distruttiva, lo ammetto, a volte quando sono in collera la parte irrazionale che è in me viene fuori al meglio… Ho pensato che se gli altri si erano permessi di trattare così la mia opera io avrei fatto di peggio. Ho preso il quadro e l’ho messo fuori, vicino al cassonetto sotto la pioggia, pensando che il cielo avrebbe lavato via la muffa e che accadesse quel che accadesse; ho pensato che il destino avrebbe deciso cosa ne sarebbe stato di quell’opera bistrattata e l’ho lasciato sospeso, come il caffè, a disposizione di chi lo volesse o degli spazzini per la mattina seguente, gli ho scattato una fotografia e sono salita in casa.
Stamani mi sono affacciata alla finestra ed era ancora lì, forse gli spazzini non avevano avuto cuore di buttarlo o forse sono semplicemente rimasti indifferenti come la maggior parte della gente davanti all’arte.
Sono uscita per le mie commissioni pensando che se al ritorno il quadro fosse stato ancora lì lo avrei spostato ad un altro cassonetto, ma quando sono tornata non c’era più.
Adesso comincia il gioco: CHI L’HA VISTO?

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venerdì 19 febbraio 2016

Il fattore umano

 

Dell'importanza di un maestro vero

Il fattore umano viene dimenticato sempre più spesso.
Troppo spesso dimentichiamo la qualità del rapporto diretto con le persone, il poter scambiare opinioni dal vivo, il poter toccare con mano e guardare da vicino l'operato altrui...
Perchè oggi rifletto su questa cosa? Semplice, perchè ho visto la pubblicità dei corsi di pittura a fascicoli ed ho provato pena.
Mi ha fatto tristezza pensare ad una persona che va in cartoleria a comprarsi il corso per imparare a dipingere, l'ho immaginata da sola a cimentarsi con quest'avventura, l'ho immaginata fiduciosa verso questo mezzo di apprendimento e contenta di spendere poco, l'ho immaginata pensare che non sarebbe valsa la pena di spendere troppo per un corso di pittura quando basta un fascicoletto ad insegnarti le tecniche di base. Poi ho cominciato a vedere questa persona arrabbiarsi perchè le cose che sembravano così facili nel tutorial in realtà non lo sono e non c'era nessuno a darle un consiglio, a dirle una parola di incoraggiamento; ed infine ho visto la stessa persona dopo un po' di tempo accantonare l'idea di dipingere e mollare i fascicoli in un cassetto.
Perché il fattore umano è importante.
Perchè in un corso di pittura, se si ha la fortuna di frequentarne uno collettivo, oltre ad imparare dall'insegnante si impara anche dagli altri  e comunque un maestro in carne ed ossa ha bagaglio tecnico ed umanoo, un'esperienza che nessun fascicolo può trasmettere.
Una persona vera è lì mentre impari e ti incoraggia,  capisce dove sbagli e può correggerti, un maestro con cui instauri un rapporto cerca di capire la tua difficoltà e prova a convertirla in un passo avanti.
Un fascicolo comprato in cartoleria non potrà mai darti né l'esperienza né il supporto morale ed umano che un maestro di pittura ti potrà offrire.
Non scordate mai il fattore umano.

mercoledì 10 febbraio 2016

Le puttane dell'arte

Io li chiamo  le puttane dell'arte,  sono quei critici che, una volta raggiunta la notorietà, se ben pagati ti recensiscono e si sperticano in lodi anche se sei un artista penoso.
Quando mi riferisco a tali individui me ne viene in mente subito uno, di cui ovviamente non posso fare il nome, perchè va bene essere senza peli sulla lingua, ma cogliona no, e non voglio certo beccarmi una denuncia...
E' la seconda volta che vengo contattata dalla stessa organizzatrice di eventi per artisti dalla parlantina fluente, nel cui eloquio le parole più ricorrenti sono "importante" ed il nome della puttana, come se queste due paroline fossero la chiave del paradiso, mentre servono solo per aprire il cancello della diffidenza del malcapitato artista.
La prima volta c'ero quasi cascata, l'unica cosa che mi salvò è che la cifra richiestami era davvero troppo spropositata e prima di dire sì ci ragionai a bocce ferme; nulla è nemico di questa gente come il tempo: loro non devono darti il tempo di pensare, ti assediano con telefonate lusinghiere, ti dicono che le adesioni sono tantissime ma che ci tengono troppo a che tu ci sia, ed è per questo che ti hanno telefonato, e ti dicono anche che la puttana ha visto i tuoi lavori e se ne è innamorato... ovviamente il mega critico nemmeno sa che io esista, perchè altrimenti, penso io, se davvero fosse rimasto folgorato dalle mie opere magari mi avrebbe contattato, non sono poi così difficile da trovare in fondo.
Sono diventata stronza, tutti questi tentativi di lucrare alle spalle degli artisti o di chi crede di esserlo mi ha fatto venire la bile, e smascherare certi meccanismi è diventato quasi un gioco. Stamani ho investigato un po' e sono andata a vedere il materiale sugli eventi importantissimi passati ai quali volevano partecipassi, e come pensavo tanto fumo e niente arrosto... un bellissimo allestimento dove la maggior parte delle opere erano penose. Vogliamo parlare della giuria del concorso al quale mi hanno invitata? Praticamente io mammeta e tu.
Ovviamente la puttana è il giurato di spicco, poi pinco e pallino della ditta organizzatrice ed un paio di galleristi, dei quali uno non aggiorna il sito della propria galleria da 3 anni e l'altro tiene qualche nome famoso in vendita ma poi mangia sui disgraziati come me che pagano per esporre.
Insomma, il solito schifo.
Ma torniamo alla puttana e al perché di questo epiteto.
Viene da chiedersi perchè uno che in fin dei conti ha una certa cultura ed una certa reputazione come critico si presti a certi teatrini, e la risposta è una sola: SOLDI.
Perchè i soldi evidentemente non bastano mai.

sabato 6 febbraio 2016

Restyling del sito web

In questi ultimi dieci giorni più che dipingere ho lavorato al restyling del mio sito web, che con fatica ma tanta soddisfazione ho imparato a creare da sola.
Quindi questo post è solo per invitarvi a farci un giro e a non rendere vana tutta la mia fatica!
Aspetto i vostri commenti e i vostri consigli.

mercoledì 27 gennaio 2016

Scambio di opinioni

Ieri dal modulo di contatto del mio sito è arrivato un messaggio da una persona che si è presa la briga di scrivermi ciò che pensava. Sono contenta innanzitutto che qualcuno abbia visitato con attenzione le mie opere, abbia votato il mio sito dando il massimo del punteggio possibile e soprattutto che si sia preso cinque minuti per comunicarmi il suo pensiero.

"Ciao Monica ti ho letto su Quag. Sei molto brava tecnicamente ma permettimi di dirti che immagino difficile trovare persone che nella propria casa appendano quadri con quei volti. Capisco che se li fai è ciò che ti piace ma a volte è bello sapere anche di piacere. Prendilo come un mio modesto consiglio. In bocca al lupo."



"Buongiorno ********,
innanzitutto grazie per aver dedicato tempo a visitare il mio sito e per avermi scritto.
La mia risposta è molto semplice, se tutti gli artisti che hanno cambiato la storia dell’arte si fossero limitati a dipingere ciò che voleva la massa saremmo ancora al medioevo. Io non pretendo di cambiare la storia, ma nemmeno di adattare la mia produzione artistica al gusto della maggior parte delle persone. L’arte non è arredamento puro e semplice, e comunque bisogna proporre fermamente ciò in cui si crede e provare a far "crescere" artisticamente coloro che sono abituati solo ad un tipo di arte molto tradizionale.
Un caro saluto"

lunedì 25 gennaio 2016

Visibilità a tutti i costi?

Giunge un momento in cui ti rendi conto che non puoi volere la visibilità a tutti i costi.
Per un artista essere visibili è fondamentale e bisogna fare tutto ciò che è in nostro potere per ottenere questo, ma tutto ha un limite.
Ovviamente in questo post parlo di chi vuole fare l'artista per professione come me e non solo dipingere in eremitica e beata solitudine.
Di limiti già ce ne sono assai e sono imposti dal mercato, dalle amicizie che contano ( se non le hai auguri!) dalla disponibilità finanziaria, dalla salute che ti permette di darti da fare, dalla capacità imprenditoriale dell'artista stesso (ovvio che quelli che ce l'hanno sono favoriti) e da mille altri fattori tra i quali anche l'anelata botta di culo che non a tutti capita. Quindi uno si domanda se oltre a tutti i limiti imposti dall'esterno dobbiamo imporcene anche noi... la risposta è SI!
Perchè una visibilità a tutti i costi può risultare deleteria se ci esponiamo nel modo sbagliato.
E questo lo dico oggi, a 45anni, dopo una marea di errori fatti anche recentemente...perchè restare impigliati nella ragnatela è facile, soprattutto se abbiamo voglia di affermare la nostra arte e di farla conoscere al mondo intero. Perchè lo dico oggi? Perchè proprio oggi ero quasi caduta nuovamente nella trappola. Ma andiamo per gradi.
Premetto che sono attivissima a livello di socialnetwork perchè mi piace e perchè sono gratuiti, anche se lasciano molto il tempo che trovano, non è facile vendere quadri tramite i social come si può pensare, checché se ne dica...o almeno a me non capita, forse  sono convinta di essere brava e non lo sono, o forse la massa non è sufficientemente educata all'arte e difficilmente spende per comprare un quadro da un artista visto su twitter o pinterest...troppi forse e troppi ma. Sta di fatto che ogni tanto parto alla volta di qualche nuova idea on line ma che raramente ne ottengo un ritorno effettivo, ma non è di questo che voglio parlare oggi. 
Il discoro era iniziato solo per dire che  cerco la visibilità in ogni modo possibile soprattutto se gratuito, volendo però dare la mia impronta, bene o male sui miei vari profili, che sono gestiti da me, si trova ciò che io voglio che si veda, le amicizie le scelgo io, il blog, il sito o il profilo sono personali e hanno un filo logico e conduttore.
Oggi invece mi è stata fatta una proposta editoriale collettiva, un libro d'arte insieme ad altri 12 artisti. La signora al telefono era gentile e sapeva fare il suo mestiere. Il prezzo era onesto ed io ero molto tentata. Poi per fortuna, memore dei cataloghi delle mostre cui ho partecipato ho detto ALT. 
Ho chiesto alla signora che mi mandasse un esempio dell'opera per vedere il livello artistico dei partecipanti e qui è cascato l'asino: mi è arrivato un file pdf con opere degne di un corso amatoriale per principianti... capisco che per lavorare si fa di tutto ma questo spacciare per il mondo arte di scarsissima qualità è deleterio per tutti! Deleterio per i poveri disgraziati che vengono esposti al dileggio di chi sa cosa voglia dire dipingere e deleterio per i fruitori cui viene fatto credere che certe croste siano opere d'arte.

E' GIUNTO IL MOMENTO DELLA CONSAPEVOLEZZA DI QUELLO CHE VALGO,  LE MIE OPERE POSSONO NON PIACERE MA OGGETTIVAMENTE CREDO CHE SIANO DI UN LIVELLO PROFESSIONALE, E NON DESIDERO PIU' FAR PARTE DI MOSTRE, CATALOGHI E SIMILI DOVE IL LIVELLO SIA INFERIORE AL MIO.
Se ti esponi con i dilettanti sei un dilettante, questo è il punto. Che pubblicità ne viene a me? Che immagine do di me stessa?
Credo che le false modestie debbano andare a farsi benedire. So qual'è il mio valore e non voglio più mettermi in situazioni dove questo venga pregiudicato.
Quindi ben venga la visibilità ma non a tutti i costi.
Non vale in arte il detto "purchè se ne parli", perchè se intorno a te si parla di merda  il puzzo ti resta attaccato addosso, quindi l'unica è prendere le distanze.

mercoledì 20 gennaio 2016

Max Musa lega le sue parole ai miei quadri

From " Free Thoughts " by Max Musa
La pendola scandisce la mezzanotte. Mi guardo allo specchio... occhiaie profonde segnano il mio volto, e un trucco pesante racconta di una serata di villani bagordi.
Il suono si propaga per la stanza facendo vibrare i bicchieri nel pensile del mobile bar; dodici rintocchi che raccontano la storia infinita dell’uomo che vuole ad ogni costo misurare il tempo. 
Ho sempre creduto con fermezza che il tempo appartenga solo a chi non ne afferra il concetto distruttivo. Solo gli esseri umani sono destinati a vivere senza la libertà data dal conoscere il tempo. Per possedere il tempo bisogna farne parte e annullarsi in esso, come fanno le altre creature di questo pianeta. Prendere atto che il tempo esiste è una consapevolezza che spesso conduce all’autodistruzione. Io sono la Dea dei colori, ma avverto comunque lo stretto giogo dato dal tempo che passa. Mi sento trascinare in una corsa della quale non posso sostenere la cadenza. Stringo forte tra le mani la tavolozza dei colori e mi rimetto in rotta verso l’infinito. In questo momento anche il  Dio antropofago che tutto divora, e niente comprende... dovrà attendere. (tratto e riadattato da "Viaggi del mio Alter ego" di Max Musa)

From " Free Thoughts " by Max Musa 
La verità delle mani(Titolo)

Quando voglio stabilire il contatto con la fredda concretezza delle cose, gioco ad osservare le mie mani. 
Intreccio le dita come fossero rami che chiedono gli uni agli altri la forza che negli anni è andata scivolando via. 
Un modo infantile per trovare la forza...  la forza di non mentire a me stessa. Immagino la mia vita come una casa: un rustico basso, ad un solo piano, circondato e protetto da sabbie mobili e piante carnivore dormienti. 
Il tetto è a due falde, spioventi e diseguali, irte di spine adunche. L'intonaco è rosso vivo, disposto su due livelli leggermente sfalsati. 
All'interno una zona giorno composta da un mastodontica sala in pietra a vista, un atrio quadrato ornato da tre aperture a sesto acuto, due delle quali conducono rispettivamente alla sala dei pensieri e alla stanza dei ricordi. L’altra a destra, attraverso una ripida scaletta in legno di quattro gradini, immette alla sala delle tele, qui, su di uno stretto corridoio, sono appesi i miei quadri, le mie memorie policromatiche... la mia vita. 
Ogni cosa in questa casa è caos che si fa armonia, approssimazione  che si fa dettaglio, colore che racconta storie. Osservo di nuovo le mie mani... esse sono dapertutto. 
La mia identità alberga i miei palmi, si avvita sulle nocche e sgorga dai miei polpastrelli... io sono le mie mani. 
Chi non comprende queste parole, non comprende l'arte, che dalle mani trae vita...  e nelle mani muore. Non mento più a me stessa ormai... le mani sono la mia verità ora. 
Le osservo ancora; esse mi indicano sempre la via... quella che conduce alla mia anima.

lunedì 18 gennaio 2016

Pensieri sparsi

(18/01/2016)

Questo post andrà formandosi a ruota libera, un po' assurdo, senza capo né coda e senza scopo, incompleto e svagato, sarà lo specchio di come mi sento in questi giorni.
I pensieri arrivano e se ne vanno così veloci che spesso non ho voglia nemmeno di fissarli. Sono giorni che mi dico di scrivere due righe su questo blog, di parlare un po' di me, del mio stato attuale di persona e di artista ma non ho mai trovato né il tempo né la voglia. Oggi, reduce da giorni che hanno interrotto la mia routine pittorica e che mi hanno prosciugato energeticamente, mi sono messa al computer a sistemare un po' di cose, ed ho pensato di fare un post un po' a ruota libera.
Il 2015 è stato un anno molto intenso a livello artistico, ho dipinto molto, partecipato a mostre e concorsi, ho incontrato finalmente una gallerista che crede nel mio lavoro, ho allestito una personale permanente in un locale fantastico...insomma ho macinato colore e idee e in questi giorni che mi sono fermata mi è crollata addosso tutta la stanchezza e tutti i dubbi che periodicamente mi assalgono.
La fine dell'anno porta sempre a fare dei bilanci e viene da porsi la domanda se quella che si percorre sia la strada giusta o meno, se ciò che facciamo trovi un giusto riconoscimento, se vogliamo continuare a percorrere una via o se vogliamo cambiarla... Oggi pensavo di dipingere, poi ho sentito che non avevo l'energia giusta, che avrei potuto rovinare un lavoro iniziato bene ed ho preferito rimanere ferma un altro paio di giorni.
A volte mi chiedo a cosa serva tutto ciò, questo correre, questo creare come una forsennata... nei periodi di stanca tutto è fatica, e non mi riferisco alla realizzazione delle opere ma soprattutto al lavoro di promozione che viene insieme ad esse, quella promozione che è necessaria se si vuole dipingere come professionisti e non solo come passatempo; forse è quello che mi pesa, che mi stanca... quel dovermi occupare di cose che mi portano via forza e che danno scarso frutto, è quel tentare di ragionare in modo creativamente pratico che mi sfibra, è quella lotta continua contro la Monica che vorrebbe pensare a dipingere senza preoccuparsi del concreto mercato dell'arte, un mondo in cui non mi trovo e non mi riconosco. Oltre a questo non sono solo un'artista, e da persona devo affrontare anche cose che esulano ovviamente dalla pittura ma che portano via moltissimo tempo ed energia, cose pratiche che tutti affrontano ma che non tutti hanno la capacità di assorbire allo stesso modo. 
Talvolta mi sembra di essere una spugna che si gonfia con una sola goccia di acqua, mi saturo immediatamente e non c'è posto per tutto ciò che arriva dalla vita.

Gusto in caduta libera

(19/01/2016)

Ma sì, certo livelliamo sempre di più il gusto artistico verso il basso… Fioriscono portali in cui si invita a vendere le proprie opere d’arte, portali nei quali non c’è un minimo di selezione. Cani e porci sono invitati a mettere in mostra le proprie schifezze, e non parlo in modo saccente o da persona che si sente superiore, parlo da professionista che dipinge da anni e che si è laureata in pittura. Vedo sempre più quadri che sono croste senza un minimo di tecnica o di decenza, persone che si improvvisano artiste e che credono di aver realizzato opere d’arte invece di semplici quadri a livello hobbistico. Credo che dobbiamo dire basta, chi fa l’artista di professione dovrebbe smettere di sottostare a certi meccanismi. Basta mettersi in mostra con dilettanti allo sbaraglio, basta pagare € 50 solo per far vedere un’opera e partecipare eventualmente ad un concorso… tutto ciò è uno schifo. L’arte dovrebbe elevare le persone, invece adesso tutti si credono artisti, alla prima te la imbrattata si crede di poterla vendere on-line… Sono stufa di tutto questo, stufa marcia. 


mercoledì 13 gennaio 2016

Hanky Panky #Arte360°

Siamo in provincia, ma non siamo provinciali #art360°


Monica Spicciani e Federico Bocciardi (Barman e proprietario di Hanky Pankycon "We are family"




















Con il barman Federico Bocciardi orgogliosi di esporre “We are family”
Viva chi dice sì alle sfide portando qualità e innovazione in una piccola città ed esponendo nel proprio locale opere di non facile fruizione, in barba al conformismo e al moralismo.
Un grazie a Federico Bocciardi di Hanky Panky che ospita i miei quadri con mente aperta e senza pregiudizi, cosa rara da trovare, soprattutto nei luoghi non esplicitamente votati all'arte contemporanea.

We are family esposto da Hanky Panky a Pescia, Tuscany, Italy

Nuovo allestimento di Monica Spicciani da Hanky Panky a Pescia

Nuovo allestimento di Monica Spicciani da Hanky Panky a Pescia

Nuovo allestimento di Monica Spicciani da Hanky Panky a Pescia, il trittico Non vedo-Non sento-Ma parlo

Nuovo allestimento opere di Monica Spicciani da Hanky Panky a Pescia

domenica 15 novembre 2015

Parigi sotto attacco

Sono tanti i pensieri che si affollano in testa, tante le emozioni. È da ieri che ci penso, e sono combattuta tra la voglia di scrivere e la voglia di tenere per me tutto questo marasma di sensazioni e rabbia.
Se mi metto a scrivere credo uscirebbe un fiume senza capo né coda, specchio di tutti i contrasti che si alternano in me, se non scrivo mi sembra di restare indifferente, di non partecipare al mondo.
Ma voglio scrivere il minimo indispensabile, preferisco comunicare col mezzo che mi è più congeniale, cioè la pittura.
La realtà è che tutti siamo indifferenti e ci svegliamo solo quando il nostro orto viene invaso dalle cavallette, se le locuste divorano i campi altrui continuiamo con la nostra vita. I morti di Parigi non sono più  importanti dei Siriani o degli Africani ma hanno più risonanza, ci rappresentano, ci fanno sentire la guerra in casa e ci fanno sentire possibili bersagli. Ogni giorno è guerra e morte, ma solo se la guerra ci arriva in casa ne siamo scossi, e tutti a mettere la bandiera francese sul proprio profilo Facebook... Allora voglio le bandiere di tutti i popoli sopraffatti dal terrorismo, voglio tutte le bandiere di chi è prigioniero, ucciso, martoriato.
Troppe cose non vanno, troppo difficile capire, accettare, sopportare. Si va avanti con la propria vita finché non siamo sfiorati dalla tragedia. Possiamo fare altrimenti?

mercoledì 14 ottobre 2015

Pesantezza e leggerezza: Dolls

Ci vuole equilibrio tra pesantezza e leggerezza.
Io aspiro alla leggerezza perchè di pesantezza ne ho fin troppa e devo riuscire a bilanciarla.
Anche in ARTE questa altalena la fa da padrona, alterno quadri opprimenti a quadri leggeri, cercando un compromesso che mi dia un po' di pace.
Ultimamente ho realizzato alcuni quadri della serie #Dolls accusati giustamente di essere inquietanti, e sono contenta, perchè questo volevo; dovevano iquietare, muovere emozioni forti, quali esse fossero.
"Bambola smontata" 50x80 olio su tela 2015
"Bambola smontata" 50x80 olio su tela 2015

Ho realizzato nella stessa serie un quadro intitolato "We are family" nel quale uso ironicamente delle Barbie come modelle per dire cosa penso sulla famiglia e sulla libertà di amare chi vogliamo.
"We are family" 100x120 olio su tela 2015


Infine ho dato sfogo a tutta la leggerezza possibile facendo una sessione fotografica per realizzare altre opere della serie #Dolls ma che mettessero allegria, che fossero divertenti, leggere, e per fare questo ho chiesto aiuto alla mia cara amica Samantha, la quale si è sottoposta a oltre un'ora di trucco preparatorio allo scopo di ottenere degli scatti fotografici idonei alla realizzazione delle mie opere.
Ho realizzato un piccolo video per commemorare questo momento in cui lo ammetto, ci siamo molto divertite.

sabato 1 agosto 2015

Scary Art

Il mio quadro "Bambolotto" pubblicato su SAA Art Group di Facebook sta suscitando solo commenti di spavento, inquietudine, orrore.
Bene.
Sono felice, vuol dire che suscita emozioni, non importa se negative o meno. 
L'importante è che non lasci indifferenti.
Soprattutto sono contenta che nessuno definisca un mio quadro "carino", non c'è commento peggiore che un artista possa ricevere in merito ad una sua opera.



lunedì 11 maggio 2015

Ospite virtuale a "Il caffè delle cinque"


Oggi Monica Spicciani Art si racconta davanti a #ilcaffedellecinque e ci presenta alcuni dei suoi ultimi lavori olio su...
Posted by Il caffè delle cinque on Lunedì 11 maggio 2015

lunedì 6 aprile 2015

#FacceDaBlogger : io e le mie due gemelle

Ieri mio marito mi ha fatto una strana richiesta, voleva che rielaborassi al computer una sua foto, dividendo il viso esattamente a metà e riproducendo specularmente ognuna delle due metà per vedere cosa cambiava con un volto perfettamente simmetrico. L'esperienza è stata buffa, ed in questa giornata festiva all'insegna del cazzeggio e della smania dovuta all'inattività pittorica, ho giocato col mio viso creando le mie due gemelle.
In questi due esperimenti ho appurato ciò che già sapevo, ovvero che effettivamente la parte destra è più ampia della sinistra e che non siamo simmetrici. Se nell'esperimento sulla mia dolce metà l'esito migliore alla fine è stato quello naturale del viso imperfetto ma bello nell'insieme, nell'esperimento su di me devo ammettere che la mia parte destra raddoppiata è decisamente più carina dell'originale.
Tutto ciò perché direte voi... perchè no rispondo io.  Per passare il tempo fondamentalmente, perchè sono socialdipendente e condivido con voi anche le cavolate come questa. 
Magari qualcun'altro su questo esperimento avrebbe tratto spunto per una dissertazione filosofica, ma non io, non oggi.




martedì 17 marzo 2015

Chi ha tempo non aspetti tempo

Ritratto di Monica Spicciani di Chiappa - China e caffè - Colore Modificato da M.Spicciani
Il mio Ritratto fatto da Chiappa
Colore dei capelli modificato dalla mia vanità.
E' che le cose andrebbero fatte al momento giusto, è che bisognerebbe crescere e maturare all'età giusta, è che bisognerebbe essere in grado di capire quali sono le priorità della propria vita senza aspettare di rischiare di perderla per rendersene conto.
Il tempo non torna, che frase banale, ma quanto è vera! 
Ti ritrovi a 44 anni rimpiangendo di non aver capito abbastanza presto che la strada intrapresa non doveva essere fermata da valori giusti solo in apparenza, e rimpiangi quegli anni in cui il corpo dava risposte migliori di adesso alle domande che poni, rimpiangi di non esserti buttata a capofitto nella pittura da subito invece di preparare pranzetti e stirare camicie come una brava mogliettina, rimpiangi di non essere partita finché avevi la forza per bussare alle porte delle gallerie d'arte di tutto il mondo.
E adesso, che finalmente hai capito le priorità, non ce la fai. 
Ogni minima iniziativa ti costa uno sforzo enorme, ogni passo che fai vacilla ed è sorretto solo dalla tua voglia di uscire allo scoperto, ogni azione che esegui la paghi a caro prezzo.
Svegliarsi tardi è un lusso che mi sono inconsapevolmente permessa ma che adesso pago con gli interessi, perchè adesso non ho più né la forza né la salute di vent'anni fa, perchè adesso il mondo è comunque pieno di bravi artisti più giovani e più energici di me, perchè ho una madre che è invecchiata e ha bisogno delle mie attenzioni, perché il fisico non riesce a seguire tutto ciò che la mia mente vorrebbe imporgli.
E' che comunque una volta capita la tua strada non puoi fare a meno di percorrerla, perché la mattina ti svegli e pensi a quelle pennellate del giorno prima che non ti convincono e finché non le hai corrette non riesci ad avere pace, perché degli anelli coi brillanti non te ne frega niente ma spenderesti migliaia di euro in tele e pennelli... e così riparti, ti avvilisci, ti disperi, ti incazzi con questo corpo dolorante, con quest'equilibrio che va e viene e ricominci la giornata come puoi.

lunedì 16 marzo 2015

Fioccano le nomination! Boomstick Award for me.





Ringrazio la cara Marina Guarneri di questa nomination e vi invito a seguire il suo BLOG " IL taccuino dello scrittore".

Questo è il Boomstick Award, ideato da Hell che ne ha scritto le regole, copiate e trasferite di seguito:
Cos’è il Boomstick? È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America. Perché un Boomstick? Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!
Come si assegna il Boomstick? Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.
E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso.
Come funziona?
"Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

1) i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore.
2) i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione.
3) i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto.
4) è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come Hell le ha concepite.
Inoltre:
il premio può essere assegnato dai sette vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di sant’antonio che la storia di internet ricordi. Premio e banner sono creazione di Hell, che quindi è giusto citare negli articoli relativi
il Boomstick è un premio cazzuto. Se l’avete vinto non siete di sicuro delle mezze cartucce, ma… se non rispetterete le 4 semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diventeretee vi beccherete d’ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.


Queste, dunque, le mie NOMINATION: 
di Silvano, perchè ha sempre qualcosa da dire e di solito dice cose intelligenti.

Bibolotty Moments
di Elena perchè è cattiva fuori e buona dentro, ma soprattutto sa scrivere.
di Luca, perchè è sensibile e attento.

Evaporata
di Nadia, perchè è una matta simpatica.
di Monica, perché parla delle cose goderecce della vita, e lo fa con competenza.

Lelysabelle
Perchè come dice lei "traduce sguardi".

Roberto cotroneo
di Roberto, perché ha una capacità di analisi non indifferente e vale la pena leggerlo.

mercoledì 18 febbraio 2015

Lungi da me l'invidia

Non è invidia quella che provo nel trovare altri artisti, magari più giovani di me, che esprimono una maturità ed una capacità artistica fuori del comune, è un dolorosa ammirazione.
E' un rendersi conto di aver sprecato troppi anni a fare una vita che non era la mia, di aver lasciato per troppo tempo i pennelli nella scatola o di averli usati senza troppa convinzione, con superficialità.
E' un rammaricarsi di non aver preso le gambe in spalla per fare il giro delle galleria quando il corpo lo permetteva.
E' un rendersi conto che per genetica o per il mondo in cui sei cresciuta la tua maturazione va a rilento.
E' un accorgersi che il tempo è passato e che tu stai invecchiando senza aver realizzato completamente il tuo sogno.
E' un continuare ad alternare il credere nelle tue capacità e fare di tutto per promuoverti ed il pensare che non sei abbastanza brava per farcela, che non hai abbastanza "jeito d'artista", che resterai una dei tanti.
Ammiro i bravi artisti, resto stupefatta dalla creatività e dalla bravura di alcuni di loro, ma non posso fare a meno di amarli con sofferenza, quella sofferenza di chi sa che non ce la farà mai ad essere tra i migliori.
E adesso, dopo questo momento di dolorosa consapevolezza ricomincio la mia vita, ricomincio a dipingere e provo a farlo nel modo migliore che posso, perchè non posso fare altrimenti, la pittura mi è necessaria.

martedì 17 febbraio 2015

Concorsi ed esposizioni d'Arte. Come funzionano? (riflessioni con la gatta in braccio)

Molto spesso ho commentato sui miei social network a proposito del mondo dell'arte, di quanto sia difficile emergere senza denaro ed amicizie giuste e di quanti concorsi lo popolino, e di come spesso questi concorsi (ora li chiamano "contest" perchè fa più figo) siano solo dei ciucciasoldi alle spalle dei poveri artisti ignari e creduloni.
Oggi mi è venuta voglia di parlare di questo argomento in modo più approfondito, sia per cercare di sviscerare un po' la questione sia per dare qualche dritta a chi si affaccia per la prima vosta in questa giungla. Voglio che sia chiaro: quello che scrivo è frutto della mia personale esperienza e delle mie elucubrazioni, quindi non prendete per oro colato ciò che dirò.
Premetto che alcuni concorsi seri ci sono, ma sinceramente credo che rappresentino al massimo un 10% di tutto il marasma di mostriciattole e concorsini che  che ci vengono proposti.
A me arrivano nella casella di posta elettronica una media di 3 inviti a partecipare a mostre o concorsi ogni giorno, e già solo vagliare queste opzioni è un lavoro, ma se vuoi fare l'artista a tempo pieno ti tocca farlo, a meno che tu non abbia chi lo faccia per te!
Dopo anni di esperienza ecco le mie considerazioni principali:

1) Spesso se devi pagare per partecipare alla prima scrematura della selezione non vieni scelto. I soldi dei moltissimi pretendenti alla selezione (sedicenti artisti di ogni livello e anche pittori amatoriali quindi) servono per allestire la mostra dei soliti noti che, non dico abbiano la selezione assicurata, ma sicuramente già affermati e noti ai critici delle giurie, trovano la strada spianata. I concorsi di questo tipo sono moltissimi ed i prezzi variano solitamente da un minimo di 20 euro fino ai 50 euro ( se sono organizzati all'estero prega che il cambio sia favorevole!)  per poter sottoporre i tuoi lavori alla valutazione degli esperti. Personalmente mi sono data la possibilità di "buttare via soldi" in questo modo massimo due volte all'anno e solo per concorsi di altissimo livello, dove so a priori che nessuno mi sceglierà, tuttavia spero che con una botta di fortuna il critico di turno abbia la possibilità di vedere ed innamorarsi di un mio quadro ( che ingenua che sono!).

2) Se la selezione è gratuita i costi di esposizione per chi sarà scelto saranno altissimi, della serie o pagano poco in molti prima o pagano molto in pochi dopo. Sinceramente mi pare una forma di selezione più corretta, perchè poi il costo dell'esposizione ricadrà su chi effettivamente si potrà rendere visibile. Resta il fatto che poi il fortunato prescelto dovrà reperire un bel gruzzolo per esporre le sue opere e a meno che non sia un riccone dovrà mendicare aiuto a parenti ed amici od organizzare e sperare nella generosità altrui con  un crowdfunding oppure trovare uno sponsor. Questa cosa dello sponsor l'ho saputa fresca fresca, non ci avevo pensato, infatti proprio oggi sono stata accettata ad un'importante manifestazione di arte contemporanea e quando ho rifiutato per mancanza fondi mi hanno risposto che molti artisti trovano degli sponsor... beh... ci ho fatto un pensierino e credo valga la pena tentare... ho quasi due mesi a disposizione per trovare un mecenate.

3) I concorsi online dove si vota con i "mi piace" o simile sono una cavolata pazzesca. E' ovvio che vincerà chi ha un fan club molto attivo che lo voterà fino alla morte portandolo ai primi posti in classifica, e da qui si spiega come a volte il premio del pubblico venga assegnato ad opere a dir poco oscene. Un po' meglio i concorsi misti, dove al voto del pubblico si aggiunge un voto di giuria, ma sinceramente, per l'esperienza che ho avuto, spesso la giuria ha già i suoi beniamini, artisti che hanno già visto in altre manifestazioni o che magari hanno esposto nelle loro gallerie...eh sì, perchè a volte i giudici sono galleristi...insomma si entra in un ginepraio senza fine. Ogni tanto mi sono divertita a spulciare i vincitori dei contest ed ho notato che magari avevano già partecipato ad iniziative in cui figurava il nome di un giurato, oppure avevano addirittura esposto presso la galleria di uno dei selezionatori. Con ciò non voglio dire che chi vince un concorso non sia bravo, dico solo che a parità di bravura ci voglio le conoscenze giuste ed una buona base economica per non dover dire sempre di no.

4) Il concorso perfetto esiste ma è rarissimo. O meglio, alla fine non è perfetto. Per concorso perfetto intendo quello  dove la selezione è gratuita e dove non ti viene chiesto il pagamento di nessuna quota per esporre, dove la sede espositiva è pure suggestiva o di prestigio, dove non si viene scelti per amicizia ma solo in base alle valutazioni oneste di una giuria e dove tu non sei tenuto ad andare di persona ad allestire i tuoi lavori. Ecco questo tipo di concorso esiste (rarissimo per carità) e ne ho le prove perchè ho avuto l'onore di parteciparvi. Dove sta l'imperfezione allora? Beh l'imperfezione sta nel fatto che molto spesso un concorso di questo tipo è organizzato da persone amanti della cultura ma che non appartengono al mondo dell'arte da un punto di vista commerciale, per cui tu vieni selezionato, esponi, ti riprendi il quadro e la cosa finisce lì. Raramente un'evento di questo tipo ti da un ritorno economico e non ti aiuta ad inserirti come artista nel "giro giusto", al massimo ti fa un po' di curriculum e ti da l'opportunità di pavoneggiarti postando le foto sul tuo blog, sito o socialnetwork; che poi, sempre per esperienza personale, i socialnetwork non servono veramente a niente per la promozione di un artista, mai trovato uno sconosciuto che mi abbia contattata per comprare un mio quadro perchè l'ha visto on line, ma questo è un'altro discorso, e per oggi la chiuderei qui.


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