venerdì 23 maggio 2014

Cure termali - racconti semiseri di un'esperienza

L'assistente

Arrivi, è la prima volta, sai che devi fare qualcosa dall'otorino per curare una stenosi tubarica, un qualcosa di poco piacevole ma di breve durata.
All'accoglienza ti danno un numerino e ti mandano dall'assistente.
La signora, dalla faccia piuttosto stanca e provata dal clima termale,  ti imbavaglia e ti piazza davanti al getto di vapore di acqua curativa. Tu allibita protesti che sei  venuta solo per le insufflazioni tubo timpaniche. Lei ti guarda storto e ti dice: signora, prima si fa la preparazione. 10 minuti di inalazioni, 10 minuti aereosol, poi quando è il suo turno la visita dall'otorino che valuterà la situazione.
Tu guardi il numerino e vedi che per la valutazione dovrai aspettare almeno le venti persone che sono arrivate prima di te.
Ti siedi rassegnata e cominci con l'autoconvincimento di quanto il vapore farà bene al tuo viso,  a fare il training autogeno dicendoti che 20 minuti in ozio assoluto non ti uccideranno, che potrai comunque usare questo tempo per pensare.

Le bionde

Arrivano, sono due, vestite di tutto punto, biondissime, truccatissime e la prima cosa che ti chiedi è come non sia loro colato tutto dopo dieci minuti di inalazione di vapore termale.
Avranno un'età intorno ai 70, e tu, quarantenne in tuta da ginnastica, le guardi tra lo schifato e l'incuriosito pensando che non hai nulla a che fare con loro, che non sarai mai come loro.
Poi agisce il caldo, agisce il tempo, le ore passano erchè tu possa arrivare alla sedia dell'otorino. 
E tu, disperata per il calore che ti sfinisce, per la batteria del cellulare che è morta e non sai più come distrarti, ti ritrovi a chiacchierare con loro di banalità assolute, e finisci quasi per trovarle simpatiche.

La buona samaritana

Per una che viaggia con la massima a 90 le cure termali sono come una mazzata tra capo e collo.
Potevi scansarti il collasso di pressione? Ovviamente no.
Le terme, specialmente nel settore otorinolaringoiatrico, pullulano di persone anziane, alcune scatarrano altre sembrano reggere l'anima coi denti, ma l'unica che si sente male e rischia di cadere a terra sei tu, quarantenne dall'apparenza florida.
La signora ti vede sbiancare e ti accompagna solerte al bar, ti fa sedere e ti offre subito un cappuccino. 
Nel mentre che ti stai riprendendo ti ha già raccontato la storia di tutta la sua famiglia, tu per cortesia e gratitudine annuisci e cerchi di interagire, ma niente, la signora pare che ti ascolti ma in realtà, indipendentemente da cosa le dici, continua imperterrita seguendo il filo del suo discorso.
Dopo un'ora di questa pseudo conversazione ti guarda e ti dice:
Non si senta obbligata a parlare eh, se vuole fare le cose sul cellulare faccia pure! Sa anche mia figlia, che avrà più o meno la sua età, è sempre col cellulare in mano a fare chissà cosa.
Grazie signora, le dico con sollievo.

L'otorino

Io lo so cosa pensa durante questa catena di montaggio: tanti anni di studio per star qui con un caldo infernale, a sturare orecchie. 
E la capisco sa, deve essere avvilente. 
Ma deve rendersi conto che, per chi queste orecchie le ha tappate, il suo lavoro di stasatura è molto importante. 
se solo ci facesse sentire meno carne da macello potremmo anche volerle bene.

mercoledì 30 aprile 2014

letto&detto , le mie risposte a 10 domande

Monica SpiccianiOggi sul blog della Biblioteca Comunale di Spinea (Venezia) sono stata ospite con le mie risposte alle 10 domande che vengono poste a personaggi del mondo dell'arte e della cultura.

MONICA SPICCIANI [pittrice]


1. Perché hai scelto il lavoro/mestiere che fai?
Perché non potevo farne a meno. Anche se per definire l’arte un mestiere bisognerebbe riuscire a guadagnarci di che vivere e spesso non è così.
Ho sempre voluto dipingere, ma prima di potermi dedicare completamente alla pittura, ho dovuto prima conseguire un diploma di ragioneria patteggiando con i miei genitori apprensivi.
2. Qual è l’aggettivo che meglio definisce la tua attività?
Libera. Anche se non sempre si riesce a conseguire la giusta e vera libertà di mente e spirito per dipingere onestamente. Spesso viene da cercare il consenso altrui, ma questa ricerca porta fuori strada da ciò che si è veramente, e la mancanza di autenticità alla fine emerge, passa attraverso la tela e arriva a chi guarda.
3. Qual è il tuo primo ricordo di una biblioteca?
Ricordo quando inaugurarono la sede ristrutturata della Biblioteca della mia città, Montecatini Terme, con una mostra di Giovanni Fattori.
All’epoca cantavo in una corale di musica operistica e fummo invitati a tenere un concerto in tale occasione. La mostra era bella così come la struttura che avrebbe ospitato i libri.
4. Come definiresti la biblioteca?
Un luogo di sapere e aggregazione poco conosciuto. Sono molti i servizi che si possono trovare in biblioteca ma spesso non ci si pensa. Ho scoperto da poco la Media Library On Line e la trovo una risorsa ottima in più al classico prestito dei libri cartacei.
5. Cosa ti piace di più in una biblioteca?
Risposta banale: i libri.
6. Quale è stato il primo libro che hai letto?
Non so se è stato proprio il primo ma credo Pinocchio, in prima elementare.
7. Quale libro ti ha lasciato un ricordo speciale?
Leggo molto per cui ho diversi libri del cuore, sul mio blog di letture commentate ho un tag che raccoglie tutti i miei preferiti, ma se devo dirne uno su tutti mi viene in mente “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi perché lo trovo semplicemente perfetto, una sintesi di forma e contenuto senza difetti a mio avviso.
8. Quale libro consiglieresti a un giovane lettore?
Intanto consiglierei di leggere a prescindere.
Comunque per dirne uno consiglierei “Franny e Zoey” di Sailinger, io l’ho letto a 43 anni, ma è un romanzo adatto ai giovani per l’argomento trattato con uno stile raffinato.
Purtroppo da adolescente non ho avuto né in famiglia né a scuola qualcuno che mi consigliasse libri adatti ad una formazione letteraria decente, ho sempre letto molto ma nulla con uno spessore culturale significativo fino ad una certa età, e mi è mancato. Mi trovo adesso a dover soddisfare tutta la fame di buona letteratura che ho accumulato.
9. Leggere fa bene? E perché?
Leggere fa bene perché apre la mente, porta a riflettere sui temi più svariati, migliora la proprietà di linguaggio e quanto più siamo padroni della nostra lingua quanto più possiamo esprimere le nostre opinioni e comprendere quelle altrui.
10. A quale altra domanda avresti voluto rispondere?
A nessun’altra, non sono brava a dare risposte.

giovedì 10 aprile 2014

"Quello che vedo #QuelloCheVivo" allo SmArt Hotel Bartolini a Montecatini Terme

Dal 10 aprile al 15 maggio i miei dipinti della serie "Quello che vedo #QuelloCheVivo" saranno ospiti dello SmArt Hotel Bartolini a Montecatini Terme.
Sono onorata di inaugurare la stagione espositiva di questo albergo completamente rinnovato e aperto all'arte e agli artisti contemporanei.

In concomitanza alla mia mostra si svolgerà a Montecatini la Settimana della Moda, un motivo in più per fare una gita a Montecatini. per maggiori informazioni seguite questo link.
















La scatola dei ricordi

Nonna Piera fidanzata da poco
In occasione della Twittlettura de "I piccoli maestri" di Meneghello, romanzo sulla Resistenza durante la seconda guerra mondiale, sono andata a rovistare nella scatola contenente le vecchie foto della mia famiglia.
In casa sono io la detentrice del vecchiume familiare, poichè mia madre non si è mai appassionata ad un certo tipo di ricordi.
Nella scatola ci sono fotografie di nonni, bisnonni e anche di persone sconosciute, che mia madre, l'unica sopravvissuta, non  conosce o non rammenta. Per quest'occasione ho deciso di non partecipare alla lettura collettiva con i miei dipinti bensì con queste foto d'epoca, ricche di commozione e di verità, la verità della gente comune.
Spesso le fotografie venivano usate come lettere, andavano al fronte e tornavano a casa con scritte sul retro poche frasi di affetto.
Mia madre ha conosciuto suo padre solo quando era grandicella, per tutta la durata della guerra ha comunicato con lui solo tramite queste foto. Il nonno Guido è stato in Russia e in Germania dove lo hanno fatto prigioniero, ed è tornato a casa dalla germania a sorpresa, dopo due anni che mia nonna Piera non aveva sue notizie. Durante il ritorno dalla Germania fino in Toscana a piedi, ha salvato la vita ad un suo compagno di viaggio, il quale per la stanchezza stava cadendo in un burrone, e questo suo compagno gli ha mandato poi una foto-cartolina nel quale lo ringraziava.
Questi sono ricordi molto duri per chi li ha vissuti e molto belli per me che li ho raccolti, ed ho piacere di condividerli con chi mi segue.

Foto-lettera scambiata tra il nonno Guido e la nonna Piera
Nonno Guido e Nonna Piera da fidanzati

Foto-lettera scambiata tra il nonno Guido e la nonna Piera che scriveva a nome di mia madre Giovanna
Mia madre Giovanna

Foto-lettera scambiata tra il nonno Guido e la nonna Piera che scriveva a nome di mia madre Giovanna
Mia madre con la Toppina

Foto-lettera scambiata tra il nonno Guido e la nonna Piera che scriveva a nome di mia madre Giovanna
Mia madre con il cane nella foto mandata al nonno Guido in guerra




Foto-cartolina di ringraziamento al nonno Guido per aver salvato la vita



Nonna Piera e amiche

Nonno Guido all'ospedale militare

Mamma Giovanna con la sorellina Tina
Foto del nonno Guido in Russia

Foto di commilitoni con il nonno Guido

Nonno Guido nel campo di prigionia in Germania

Nonna Piera e amiche con le falci in mano

Foto della carta d'identità della nonna Piera

mercoledì 2 aprile 2014

Montecatini Fashion Week ed il mio progetto "Quello che vedo"

In occasione della Montecatini Fashion Week, che si terrà dal 27 Aprile al 5 Maggio 2014, allestirò una mostra presso lo Smart Hotel bartolini a Montecatini Terme.
La Settimana della Moda si terrà dal 27 Aprile al 5 Maggio 2014, ma la mia Esposizione sarà visitabile già dal 10 aprile fino al 15 di maggio.
In questo frangente esporrò per la prima volta al pubblico alcuni dipinti del mio progetto attuale : Quello che vedo #QuelloCheVivo


PROGRAMMA SETTIMANA DELLA MODA
  • 27/04/2014 Opening events @ Gambrinus Cafè
  • 28/04/2014 Dolce & Gabbana Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 29/04/2014 Fausto Puglisi Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 30/04/2014 Monnalisa Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 30/04/2014 Lidò Fashion Party Music & Glam @ Lidò Le Panteraie
  • 01/05/2014 Roberto Cavalli Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 02/05/2014 Rindi Fur Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 03/05/2014 Loriblu Fashion Show & Defilè @ Terme Excelsior
  • 03/05/2014 Umberto Tozzi in concerto @ Teatro Verdi
  • 04/05/2014 Gucci Party @ Gucci Store
  • 05/05/2014 Luxury Car Show @ Terme Tettuccio
  • 05/05/2014 Gala Dinner Fashion & Food @ Terme Tettuccio

sabato 1 marzo 2014

QUELLO CHE VEDO ( alias #QuelloCheVivo)

PROGETTO PITTORICO INIZIATO NEL 2013

Nessuna costrizione, senza schemi, soggetto libero, Fluidità di temi.
Voglio dipingere senza vincoli di soggetto o di tecnica ciò che vedo, ciò che mi circonda e fa parte della mia vita.
I lavori di questa serie sono tratti da fotografie scattate da me, talvolta da mio marito appassionato di fotografia, spesso cogliendo l'attimo, spesso rubando pose a persone ignare in sale d'aspetto o per la strada, fotografando vetrine, facendo autoscatti col cellulare o cogliendo oggetti sul tavolo durante un convivio.
Ci sono pezzi di vita che scorre e che vengono fermati in un quadro.
Non sono andata a cercare lontano, in questi dipinti c'è tutta l'autenticità della mia vita, con la sua normalità, le sue difficoltà e limitazioni.
QUESTA SONO E QUESTO DIPINGO.


venerdì 28 febbraio 2014

Ricerca dell'essenza. Fermarsi in tempo. Imparare l'arte della sottrazione. Il troppo mi sommerge e mi lascia delusa.

Quell'insoddisfazione che ti assale quando hai finito un dipinto, quella sensazione di aver fatto troppo, di averci messo troppo, di averlo riempito troppo... quell'incapacità di sottrarre, di fermarsi in tempo.
AVERE IL CORAGGIO DI LASCIARE SPAZI VUOTI.
Si dipinge come si è forse, e io sono troppo, riempio ogni buco, ogni spazio forse per paura dell'assenza.
Ma è l'assenza-essenza che ricerco, voglio aria, respiro.
Voglio restare sulla stessa strada ma con meno zavorra addosso.
Il cammino è quello giusto, lo sento. Devo imparare solo a viaggiare più leggera.

venerdì 21 febbraio 2014

Mostra a L'artificio nel centro storico di Lucca

Da oggi 21 febbraio 2014 la mia mostra presso L'Artificio nel centro storico di Lucca è aperta al pubblico. L'esposizione si trova dentro le mura, vicinissima al Teatro del Giglio.
Sono esposti alcuni "Mobili quadro" e la serie "Donne in pezzi".
Per chi fosse interessato a visitarla di seguito l'indirizzo ed i recapiti.



L'Artificio, Corso Garibaldi 129 55100 Lucca
Telefono0583 48761
E-mailartificiobookshop@gmail.com
Sito Webhttp://lartificio.tumblr.com

giovedì 20 febbraio 2014

Perchè si può cambiare idea.


Stamani ho avuto un'illuminazione.
Come spesso accade mi addormento pensando al mio lavoro artistico e la mattina mentre cerco la forza di alzarmi dal letto continuo le elucubrazioni interrotte dal sonno.
Stamani improvvisamente mi si è affacciata la consapevolezza di dover cambiare il titolo al mio progetto pittorico attuale.
Forse inconsapevolmente, mossa dal non sentirmi pienamente appagata o rispecchiata dal titolo "Tema fluido", ho continuato per due mesi a focalizzare, a cercare di capire cosa mi stesse spingendo in questi quadri attuali.
Stamani ho capito.
Io sto dipingendo "QUELLO CHE VEDO" e questo dovrà essere il nome del progetto.
Perchè non sto cercando un tema, non sto cercando un messaggio fuori dalla mia realtà...sto semplicemente riproducendo immagini, attimi di ciò che mi circonda nel quotidiano, il mio quotidiano fatto di piccole cose, del non spostarsi mai troppo lontano, di attese negli ospedali, di tavole apparecchiate, di palazzi bruttissimi che guardandoli con occhi diversi adesso mi appaiono quasi belli.
In questo non allontanarsi quasi forzato mi sono ritrovata ad osservare ed a cogliere la bellezza nelle cose apparentemente brutte o semplicemente normali, mi sono ritrovata la voglia di dipingere da foto scattate al volo con il cellulare durante la mia vita tutt'altro che avventurosa.
Sto portando sulla tela ciò che vedo, ciò che vivo, ciò che sono.

E adesso che ho focalizzato tutto ciò non posso ignorarlo, non posso mantenere un titolo di un progetto artistico solo perchè mi pare più accattivante esteticamente, d'altronde le mie scelte non sono mai state di marketing.

venerdì 31 gennaio 2014

SCONFORTO

VALORIZZARE L'ARTE CONTEMPORANEA

Si parla di una mostra di copie d'autore di quadri che di contemporaneo non hanno nulla, a parlare è l'assessore alla cultura con parole sconfortanti.
Riporto sotto il link al quotidiano online  dove ho letto la "notiziona" e riporto un estratto del commento dell'Assessore alla Cultura di Montecatini.


cit. Valdinievole Oggi
  Al vernissage della mostra sarà presente l’assessore alla cultura del Comune di Montecatini Bruno Ialuna. “Accogliamo volentieri questo evento – commenta l’assessore - che ben si inserisce in un contesto di valorizzazione dell’arte contemporanea che da tempo, prima con l’apertura della galleria McTerme nell’immobile dell’ex-Lazzi e poi al Moca nel Palazzo comunale, strizza l’occhio alla nostra città. Evidentemente anche Banca Mediolanum ha capito le potenzialità artistiche di Montecatini e ha deciso di ospitare qui questa importante iniziativa”.  

http://www.valdinievoleoggi.com/a36368-al-via-nuova-rassegna-d-arte-domani-vernissage-della-mostra-di-lorenzo-rosi-nei-locali-di-banca-mediolanum.html

NULLA DI PERSONALE CONTRO LA PERSONA CHE ESPORRA' I PROPRI LAVORI.

A MIO PARERE L'ARTE CONTEMPORANEA SI VALORIZZA DANDO SPAZIO AD ARTISTI CONTEMPORANEI VERI, CHE UNISCANO TECNICA E CREATIVITA', CHE SAPPIANO DIRE QUALCOSA ATTRAVERSO LE LORO OPERE, NON CON MOSTRE DI COPIE, LE COPIE VANNO BENE PER IMPARARE A DIPINGERE, LE POSSONO ESPORRE DEGLI ALLIEVI DI DISEGNO E PITTURA NON UN ARTISTA!

giovedì 9 gennaio 2014

Arte in 140 caratteri

Soggetti banali, brutti, insignificanti. Attimi rubati. Dipingo ciò che vedo, la mia realtà, ciò che mi circonda.


Credo che l'arte quasi sempre sia specchio del contesto socio-storico-culturale in cui si sviluppa, anche inconsciamente.

Da artista vivo il mio tempo e coi miei quadri posso rappresentarlo o rifuggirlo.

Io voglio limitarmi a seguire i miei impulsi, desideri espressivi, smettendo di pormi limiti e troppe domande. Dipingere.


Comunque l'arte a mio avviso deve avere anche una valenza formale, estetica.

Estetica e creatività devono far parte dell'arte, dove estetica sta per forma. Altrimenti di cosa stiamo parlando?

Diciamo che dentro il guscio deve esserci un frutto commestibile, pena l'inutilità dell'arte.  

E comunque credo che il messaggio dell'artista possa essere inconsapevole non necessariamente voluto.

Fermarsi a guardare la propria ombra e poi ripartire. L’ombra fa parte di noi.   

Mi rassegno, ma non rassegno le mie dimissioni da artista.

A me pare che venga soprattutto apprezzata ultimamente e che le venga dato parecchio risalto, specchio dei valori?

Guardo servizi Sky su alcuni artisti contemporanei... Parlano, spiegano, danno importanza ... L'arte dovrebbe parlare da sola.  

No, decisamente non amo l'arte concettuale. I concetti me li spiega un letterato. Il pittore deve darmi emozioni a priori , prima di dire.

Alcuni vogliono dare spiegazioni intelligenti a scelte semplici e istintive per giustificare delle casualità. Non li sopporto.  

Se sei un disegnatore mi devi dare un motivo filosofico sul perché usi la grafite?! Ma va là puzzone!  

La cosa migliore per un artista è ignorare i commenti dei familiari.  

martedì 31 dicembre 2013

31 dicembre 2013

Avrei voluto scrivere un bel post sull'arte, su come la concepisco, su cosa penso a riguardo ma sarò sincera, oggi sono senza l' ispirazione necessaria e la giusta concentrazione.
Per cui ho deciso di condividere un video che dia la carica positiva per affrontare un nuovo anno all'insegna della libertà e della fluidità di pensiero.

lunedì 30 dicembre 2013

MonicaSpicciani e Samalugi: Borse dipinte a mano (vietato copiare!)


Chi mi segue sa che con Samalugi firmo tutto ciò che concerne la mia attività artistica volta alla moda e all'arredamento. Le ultime due borse che ho realizzato mi creano disturbi della personalità! In effetti sono due veri e propri quadri della serie "animali colorati" ma realizzati su borse in pvc. Arte o moda? entrambe...firmate Samalugi ma sempre di Monica Spicciani!

E' con la parte modaiola che è in me che voglio partecipare al contest di GRAZIA.IT perchè sono 10 anni che realizzo abbigliamento artistico come queste borse, o come la linea FUORIONDA di t-shirt e Converse all star, tutti pezzi unici che sono stufi di rimanere nel marasma degli invisibili.




giovedì 12 dicembre 2013

Bulimia di vita

Più gli anni passano e più sai che il tempo a tuo favore diminuisce, questo è poco ma sicuro.
Meno tempo hai e più vuoi sfruttarlo al massimo.
Hai voglia di non perderti nemmeno un minuto, nemmeno un libro, hai voglia di vedere, di ascoltare, di dipingere, e dipingere e dipingere.
La routine apparentemente tranquilla della tua vita diventa faticosa, vorticosa, passi da una cosa all'altra senza riposo mentale, anche quando il fisico è fermo la tua mente lavora, pensa.
Senti il bisogno di lasciare le tue tracce poichè non hai sparso il tuo DNA attraverso i figli, semi del tuo passaggio sulla terra e così dipingi e comunichi con il mondo, esprimi pensieri e li getti nella rete nella speranza che qualcuno li colga e li senta propri, li condivida, che avverta una comunione con te, nella speranza che restino della tua persona almeno delle orme seppur virtuali.
Ogni minuto lo vuoi intenso di cose belle, hai voglia di conoscere e scoprire nuove cose, e ancora e ancora, non vuoi che la fine della vita ti possa cogliere ignorante, con un libro ammezzato o con un quadro non finito.
Frenesia di vita nascosta sotto una routine apparentemente monotona e pacifica.
Tutto nel tentativo di allontanare la morte.

giovedì 7 novembre 2013

Le mie perle twittere

ho raccolto un po' di tweets che ritengo rappresentativi della mia persona.
Per chi ha voglia di conoscermi un po'...

I sogni svaniscono al mattino, fuoriuscendo insieme alle prime parole che escono dalla bocca.

Cerchiamo il senso della vita per sopperire alla paura della morte. Ma se non ci fosse nessun senso? Se fossimo solo un caso?

Molecole arruffate. È come se il vento ti passasse attraverso, sconquassando tutte le cellule, creando disordine fisico e mentale.

La principessa Rossa incontrò l'uomo Nero. Dal loro amore ebbe origine un bel Bordeaux. E lo Bevvero insieme. #storiebrevi #amoreacolori

Ci addormentiamo sereni solo se pensiamo di risvegliarci. #buongiorno

Credo di aver avuto paura della morte già a 6 anni. E non ho più smesso. #pensieripositivi

Io ho paura di morire presto. E se piove di quel che tuona se riesco ad invecchiare mi vedo male. #pensieripositiviuncavolo

Un atteggiamento a favore di qualcosa va sempre a scapito di qualcos'altro. Scelte. #buongiorno

Certo che a furia di sentirti dire di NO il dubbio di esserti sopravvalutata ti viene. #dubbi

Spesso non viene dato valore ad un quadro regalato. Si paga per tutto, giusto farlo anche per l'arte.

Alcuni mali non sono dei tempi, sono dell'uomo. #riflessioni

Sono nata per dipingere, non per vendermi.Io mi pongo domande e mi arrovello a cercar risposte che non ci sono #comeavvelenarsilavita

Un quadro è mio finché lo sto dipingendo. Una volta dato in pasto al pubblico è di tutti, e ognuno ci vede dentro quello che vuole. #arte

Non puoi avere istinto nella lettura se non hai un ventaglio di possibilità. Se ignori non puoi scegliere, leggi solo ciò che hai.

Le sfaccettature di una personalità sono tante e alcune di esse possono infastidire.

L'arte è egoista. Avere qualcuno da amare complica le cose. La solitudine è il prezzo da pagare per il successo?

La solitudine è una benedizione se la scegli, forse. Avere accanto chi ti ama è bellissimo anche se comporta spesso delle scelte.

Il successo nel lavoro è una cosa, in arte un'altra. Se le dai spazio l'arte ti divora e con te tutto il resto.

Per quanto tu venga supportato, in nome di una relazione, devi in parte rinunciare a una parte di te. Ma forse è così per tutti

Amare è forse la cosa più complicata. Personalmente mi è più facile esprimermi tramite l'arte che saper "amare bene".

Volevo solo dire che amare davvero è più difficile che esprimersi attraverso l'arte. L'arte è egoista. L'amore vero no.

Spesso si confonde l'amore col bisogno e con il desiderio. Credo l'amore puro sia molto utopico.

Forse il suicidio giornaliero di una parte di noi è il prezzo da pagare per non essere soli. #amare

Ovvio che le rinunce che si fanno per stare in coppia siano ragionevoli, altrimenti non è amore ma sacrificio.

Io sto parlando di una parte di noi, non dell'intero. Anche chi sta con un'artista impara a rinunciare a qualcosa. Sono equilibri.

Un avvenimento non esiste se non filmato o fotografato e postato. Schiavi della tecnologia che ha preso il posto della memoria. #social

Chi è complesso lo è anche sui social, chi è superficiale idem.


mercoledì 16 ottobre 2013

Le "impressioni" di Lidice

Proprio stamani stavo pensando che i dipinti, una volta dati in pasto al pubblico, cessano di avere un proprietario, appartengono a chi li guarda. 
Certo chi li acquista può vederli dal vero, li può toccare e goderne ogni volta che vuole, ma non ne è il padrone assoluto.
Ognuno può vedere in un quadro ciò che vuole o può, in base alla sua sensibilità, al suo vissuto, al suo modo di ragionare.
Ognuno può trarre da un dipinto sensazioni, impressioni, conclusioni anche lontane da ciò che l'artista ha provato o pensato, o che nell'artista stesso possono essere inconsce.
L'amico e scrittore Lidice, conosciuto tramite Twitter (vedete che anche i socialnetwork sono utili?) mi ha mandato queste sue "impressioni" dicendo molto pudicamente che non volevano essere una recensione. A me le sue parole hanno fatto molto piacere ed ho pensato che sarebbe stato bello condividere con altri ciò che lui ha visto nei miei dipinti.
Buona lettura.

Non c’è un quadro di Monica Spicciani che non faccia pensare, spesso siamo quasi aggrediti dalle figure rappresentate, per poi rendersi conto che abbiamo bisogno di rifletterci sopra. L’immediatezza con cui ci colpiscono alcune figure della serie No – Tabù la ritroviamo anche nei volti di donna, in ogni espressione e pennellata c’è forza e carattere che ci colpisce subito per poi  vagarci dentro.
Interpretare queste opere vuol dire applicarsi ad un sentimento che l’artista vuole trasmettere riuscendoci.
I colori invitano alla meditazione facendo scomparire le figure dal suo carattere più immediato per farci assumere un atteggiamento di ricerca. A me succede questo quando guardo le sue opere. Quasi sempre riesco a trovare una via di lettura, una interpretazione, che al di là delle vere ragioni che l’artista pone, mi fa comunque comunicare con il quadro e rende per questo la cosa piacevole da ogni punto di vista.
C’è una raffigurazione delle cose in cui ritroviamo molti indizi di consapevolezza, generosità e speranza e che andrebbero analizzati non con della semplicistica psicoanalisi da principianti, ma con il rapporto che hanno con la vera arte del nascosto, del rendere le cose solo intuibili.
Queste riflessioni mi sono sorte dalla visione di Brest n° 8 che ancora una volta travolge con discrezione le aspettative di un occhio non esperto, ma incline alla lettura dei sentimenti.
La prospettiva di quel seno maturo ci indica più strade che fanno riferimento ad una sensualità materna da cui è difficile staccarsi e non riconoscere. C’è un desiderio di accoglimento  che rimane tale, che non si risolve nel modo consentito e che riflette i suoi riverberi sulla sfera sessuale ormai matura e mai del tutto esaustiva. Come se tutto diventasse parziale e insufficiente di fronte al desiderio primario. Un desiderio che non “sceglie” rimanendo latente come il capezzolo in primo piano che ci impone l’ambivalenza della nutrizione e del sesso come fonte di ogni possibilità.
La bellezza di queste opere resta nella forza che riescono ad esprimere, un insieme di carattere e consapevolezza che attraverso l’esplicito ci rende partecipi delle cose nascoste e ben misurate.
Per tornare ai colori che fanno sembrare i dipinti come filtrati da una tecnicismo medico moderno, fanno venire alla mente una sorta di cura che l’artista vuole affrontare con l’impeto guerriero della verità, di chi non si arrende.
 Mi sento di dare solo un consiglio a chi avrà il piacere di guardare un quadro di Monica Spicciani, non pensiamo soltanto all’evidente oppure ad una artista che vuole proporsi agli altri in modo semplice o quasi neutrale, ma in quel quadro che avete di fronte cercate sempre qualcosa perché c’è. Dirompente al pari dell’evidenza.
A portata di mano di ognuno di noi, elargito in modo originale o classico nei contenuti, ma sempre con dentro un surplus di idea del sentimento che l’artista ci impone doverosamente di farlo venire fuori. 

Lidice  J
 

venerdì 11 ottobre 2013

Svincolarsi

In questa settimana ho riflettuto sulla possibilità di essere liberi, che noi stessi per primi spesso non ci diamo.
La mia riflessione era incentrata soprattutto sul mio progetto "NOTabù" e alla sensazione che anche questo, nel suo espandersi ed esaurirsi, sia diventato un vincolo alla mia  espressività.
Quando ho iniziato a dipingere questa serie avevo i miei motivi, sentivo il bisogno di infrangere gli schemi del perbenismo, di dare risalto e pari dignità ad ogni parte del corpo umano. Questo bisogno lo sento tutt'ora, ma avendo in parte appagato questa necessità, è sorto n me anche il desiderio di dipingere altri soggetti che non possono far parte di NOTabù. 
MI SONO POSTA UN PROBLEMA. 
Ma il problema è inesistente. 
Devo diventare aguzzina di me stessa negandomi la libertà di esprimere attraverso la pittura ciò che più mi aggrada? NO.
NOTabù è un progetto al quale ho lavorato parecchio, posso permettermi di accantonarlo momentaneamente o definitivamente, l'arte deve fluire libera, senza condizionamenti esterni o interni.
Un nuovo progetto a tema libero è in arrivo, e come il vento che quando arriva spazza via ciò che non è più aggrappato, chiede spazio per insediarsi nella mia pittura.
Un progetto senza tema, senza schemi, senza nessun codice. 
Ancora non ho deciso quale sarà il nome di questa nuova serie di dipinti, troverò un titolo da cui si evinca che nessuna costrizione tematica sarà voncolante.

venerdì 4 ottobre 2013

NOtabù - NOtaboo


Il titolo del mio progetto dovrebbe spiegarsi da solo: No Tabù in arte, di nessun genere!
Dopo aver accantonato i volti e passato una stagione a dipingere "Esternazioni", ho sentito l'esigenza di applicare la libertà acquisita mediante l'astratto a nuove forme concrete, che non fossero ancora facce. Ho iniziato così a dipingere parti del corpo spesso considerate "proibite" od "oscene", ma possono essere considerate oscene parti del corpo atte alla riproduzione della specie umana?esiste l'osceno in arte? A mio parere no, esiste l'arte e questa può riprodurre qualsiasi soggetto, ed esistono i corpi nella loro interezza. Personalmente penso che solo un'occhio malevolo possa riscontrare della pornografia in questi miei lavori.

mercoledì 2 ottobre 2013

La gentilezza e altre riflessioni a ruota libera

Siamo gentili perchè lo siamo o perchè vogliamo essere amati? Oppure siamo gentili perchè ci è stato insegnato ad esserlo?
A volte penso che dovrei imparare ad essere più "stronza".
Sicuramente alcune persone pensano che lo sia già, forse per il mio carattere un po' "fumino" che mi fa indignare facilmente e che altrettanto facilmente mi fa dire ciò che penso fuori dai denti. Sta di fatto poi che se mi si chiede scusa o se si aspetta che mi passi sono buona come il pane.
A volte ho la sensazione di essere troppo compiacente, specie con gli estranei, troppo gentile...ma in fin dei conti, chi ti conosce? Perchè devo perdere il mio tempo con te? Non so nemmeno se sei interessato alla mia persona o se mi cerchi per un secondo fine, come il tipo che mi seguiva su Twitter perchè voleva farmi da modello, appena gli ho detto che ne avevo già uno ha smesso di seguirmi.
Ecco, proprio questo pensavo in questi giorni. Basta essere troppo disponibile o accomodante con chi non conosco. Perchè devo chattare con te sconosciuto anche dopo aver visto che non mi interessa ciò che dici se non trovo il tempo di fare una telefonata alla mia amica d'infanzia? La gentilezza ok, ti rispondo una volta, ma se ti dico che non amo chattare, e soprattutto se non ho nulla da dirti, stop, non mi stressare.
E a te, Perchè devo dare il mio numero di telefono? La messaggistica su facebook funziona benissimo per comunicarmi quando è arrivato quel prodotto che cerco...tu vuoi il mio telefono così poi mi chiedi di fare una dimostrazione a casa mia oppure mi vuoi trascinare a fare la venditrice con te... no, non sono malfidata, so come funzionano certe cose. E mi sento pure stronza a non darti il mio numero di cellulare...
MA PERCHè DIAVOLO DEVO ESSERE SEMPRE GENTILE? DOVE STA SCRITTO???!!!
Mi rendo conto che in questo post sto saltando di palo in frasca, anzi, sto andando a ruota libera come se mi sfogassi con la mia migliore amica, il problema è che a quest'ora la mia migliore amica è al lavoro, e quando torna a casa se parliamo al telefono c'è il bimbo che prende la cornetta e si inserisce nella conversazione e non c'è verso di finire un discorso...e allora cosa mi resta? Sfogarmi sul blog!
Ma torniamo all'inizio.
Tendenzialmente credo di essere gentile perchè credo nella civile convivenza, nel rispetto degli altri, nel potere di un sorriso o di una parola detta invece che tenuta tra i denti...certo aggiudicarmi anche l'affetto altrui non mi fa schifo.
Sicuramente la mia non è una gentilezza affettata, viene dal cuore.
Però se vedo che è mal riposta, che davanti a me c'è un approfittatore, un furbetto, un maleducato, oppure un ottuso o indifferente alla mia persona faccio anche presto a mutare la gentilezza in sarcasmo o in altrettanta indifferenza. Il guaio è che comunque ci rimango male.
Bene, credo di aver fatto un panegirico...soprattutto spero di non essere fraintesa dalle persone con cui ho un rapporto meramente internettiano e con le quali voglio continuare ad avere scambi di idee o opinioni, il guaio è che SPESSO I MESSAGGI SUBLIMINALI NON VENGONO COLTI DA COLORO A CUI SONO DIRETTI E VENGONO RECEPITI DA COLORO CHE DOVREBBERO INGNORARLI! 
Questo è il guaio di mettere un messaggio in rete e chi lo legge lo legge.

sabato 27 luglio 2013

Il mio amico Sergio


Sergio Piccolotto è un amico dei tempi andati ma tuttora presente in modo virtuale. Quando ha visto i miei ultimi lavori (NO TABU) mi ha mandato queste considerazioni che io pubblico con molto piacere.

“L'origine du monde è un dipinto di Gustave Courbet del 1866. Esso rappresenta i genitali femminili con uno stile pittorico alquanto realista” (Wikipedia).
Alla fine del XIX secolo rappresentare con realismo l’invisibilità del sesso femminile rappresentava una potente spallata ai tabù consolidati.
La tradizione del nudo classico, in origine mirata a rappresentare il bello ideale, o l’atletismo come ideale  estetico maschile, ulteriormente raffinato dall’intellettualizzazione neoclassica, capace con Ingres di attutire il tono erotico persino nel rappresentare un harem, ben poco conservava di qualsiasi riferimento all’eros che non fosse solo mito.
Eppure, a distanza di secoli e di ribaltoni morali più o meno consapevoli, rappresentare la virilità come un totem estetico può essere in effetti ancora un balzo in avanti. O forse un ritorno ai monoliti propiziatori di una fertilità vissuta come dono e simbolo di vitalità. Ma il colore e la forma, quando sono anche la semplice materializzazione di una funzione che la natura realizza con una essenzialità sbalorditiva, possono ancora parlare al nostro istinto come una lingua che mal sopporta la forzosa traduzione di morale, filosofia o precetti.
E’ di nuovo, nella pittura di Monica Spicciani, una finestra in cui colore e rappresentazione non necessitano di alibi.



martedì 16 luglio 2013

Con le parole di Tristano (commento a "Tristano muore" di A.Tabucchi)


Sono arrivata in fondo a questo libro (e per fortuna oserei dire, visto che le ultime due pagine sono illuminanti)giusto perchè l'ha scritto Antonio Tabucchi, non me la sentivo di fargli un affronto abbandonandolo.
Questo monologo di un Tristano moribondo è pesante, logorroico, allucinato, caotico nel rimescolio di ricordi reali e sognati, difficoltoso da seguire per come è scritto (in questa narrazione mi ricorda molto Saramago)e per i vaneggiamenti dovuti alla morfina. Non c'è che dire: Bravo Tabucchi, hai reso perfettamente l'idea e sei riuscito a gettarci realmente accanto a quel capezzale.
Dopo questa premessa c'è comunque di positivo che ho incontrato dei concetti esposti così bene che solo quelli valevano la pena di aver letto questa storia. Ho trovato l'espressione di stati d'animo a me molto comuni ma per i quali non sono mai riuscita a trovare le parole giuste per farmi capire, per esprimerli. La paura della morte, quella che Tristano dice si provi una volta sola, è talmente ben esposta che ho sentito un tuffo allo stomaco riconoscendo immediatamente la sensazione e contraddicendo subito il narratore, no, c'è chi questa paura la prova molte volte anche durante la vita, non solo quando si arriva alla fine. Personalmente queste sensazioni le vivo da sempre, e non è che che il provare queste angosce mi fa da allenamento per soffrire meno quando si arriverà al dunque...no, è una sofferenza reiterata che nulla toglie a quella che verrà.
Ovviamente le citazioni saranno riferite proprio a questi passaggi che ho ritrovato così miei, così veri.
Finalmente ho trovato le parole per esprimere il mio sentire, e questo grazie al mio amato e faticoso Antonio Tabucchi.
"Mi riferivo alla sensazione di una nostalgia molto intensa, riprendeva Tristano...troppo intensa...devastante...ma non è propriamente nostalgia, è come uno struggimento spaventoso e astratto, perchè la nostalgia presuppone l'oggetto di cui si ha nostalgia, e per la verità non è che io abbia nostalgia delle immagini che all'improvviso si mettono a scorrere davanti ai miei occhi come una pellicola <...> insomma non è propriamente nostalgia, è come una vaga inquietudine che diventa anche una forma di paura, però mescolata a un senso di assurdità, e dentro questo senso di assurdità c'è un terrore intenso che mi annienta <...> e il mio corpo implode, sento un grande freddo, le mani e i piedi mi si gelano..."
" La vera paura è quando l'ora è fissata e sai che sarà inevitabile...è una strana paura, insolita, si prova solo una volta nella vita, e non si proverà mai più, è come una vertigine, come se si spalancasse una finestra sul niente, e lì il pensiero annega davvero, come se si annientasse. E' questa la vera paura... <...> Una bella morte...che sciocchezza, la morte non è mai bella, la morte è laida, sempre, è la negazione della vita...Dicono che la morte è un mistero, ma il fatto di essere esistito è un mistero maggiore, apparentemente è banale e invece è così misterioso..."
    

venerdì 28 giugno 2013

La nonna Piera

Oggi, 28 giugno 2013, sono 10 anni che è morta la nonna Piera. Sono tantissimi, sembra impossibile che manchi dalla mia vita già da così tanto tempo. Ma in effetti dalla mia vita non manca, è sempre presente come lo è sempre stata quando ero bambina. È presente in tutto ciò che mi ha lasciato di materiale e non. La mia adorata casetta in mezzo ai campi ce l'ho grazie a lei, anche al nonno  alla mamma, al  babbo e a mio marito certo, ma soprattutto grazie a lei che è stata l'anima di tutto questo.  
Mi ha sempre amata di un amore incondizionato e totale, pur nella sua ignoranza e semplicità ha sempre saputo dimostrarmi tutto il bene del mondo. 
Di tutti i miei morti forse è quella che mi manca di più, mi manca il modo in cui mi viziava,  in cui mi stressava telefonandomi tutti i giorni e chiedendomi sempre le stesse cose, mi manca Il suo modo buffo di storpiare i nomi,  le primizie dell'orto che erano sempre per" la bimba", l'uovo fresco, il the annegato nello zucchero, i maccheroni della domenica, le novelle raccontate quando ero malata, le "ratelline" nei capelli, il gesto di mandare a quel paese "burusconi" come lo chiamava lei, Il suo sguardo  malizioso di un celeste celestissimo e il suo viso cotto dal sole del  lavoro nei campi, lavoro che non si è mai risparmiata.
Tutto il lavoro che ha fatto lei con mio nonno è finito a me, ho la fortuna di godere dei frutti di questo lavoro instancabile, quando passeggio nel giardino e vedo gli alberi da frutto che hanno piantato loro mi sento in compagnia e sono grata. Penso che ogni persona dovrebbe avere la fortuna di una nonna così, forse con tanti difetti, sicuramente senza cultura ma che è stata capace di farmi sentire sempre amata.
Spesso mi lamento perchè insoddisfatta di ciò che mi circonda, delle cose che non vanno come vorrei, dei problemi di salute, delle frustrazioni artistiche… Ma se ci penso sono stata fortunata, fortunata di aver avuto due genitori che a modo loro mi hanno sempre voluto bene e fatto ciò che potevano per aiutarmi, dei nonni che mi hanno adorata e lasciato questi campi e la possibilita di farci una casa, di aver trovato al secondo round un marito che mi ama e mi rispetta e non mi fa mancare niente…e allora penso che va tutto bene, che la mia vita dovrebbe essere già felice così per aver trovato sul mio cammino queste persone.

Nella foto la nonna da giovane, è quella in piedi sopra le altre.

venerdì 31 maggio 2013

Samalugi è tornata: Fuorionda by Samalugi

TUTTI I PRODOTTI SAMALUGI SONO IN VENDITA AL NEGOZIO FUORIONDA A MONTECATINI TERME E ON-LINE
Chi mi segue sa che Samalugi è il nome d'arte che uso per le attività parallele a quella prettamente pittorica. Da anni coltivo il sogno di una linea di abbigliamento in stile samalugi e da anni produco pezzi unici per me e per gli amici, oltre alla collaborazione con Cinellistudio nel 2003.
Stavolta la collaborazione è con Fuorionda che proporrà una serie di T-Shirt e di scarpe Converse da me realizzate in pieno stile Samalugi.

Le Converse saranno tutti pezzi unici, ognuna creata dall'ispirazione del momento sempre nello stile che contraddistingue i miei lavori su stoffa, ovviamente dipinte a mano.


Ecco qua un'anteprima. A breve il resto della produzione.





Le t-Shirt saranno un mix tra la stampa dei miei dipinti e la pittura a mano, anche queste pezzi unici seppur possibile ripetere la stampa.







sabato 11 maggio 2013

Rossio

C’era e non c’è più.
Da un giorno all’altro, senza avvisare, senza potersi salutare, non c’è più.
I soliti “se” sterili che non cambiano le cose ormai irrimediabili, il bisogno quasi di trovarsi una colpa per non aver capito che quella era l’ultima volta che ti vedevo.
Era routine, era normale e non ricordo l’ultimo preciso istante in cui ti ho visto, in cui ti ho fatto una carezza. Ti ricordo nei mille atteggiamenti ripetitivi che ti contraddistinguevano, le zampe posteriori che mandavi in fuori quando correvi, il musetto che si affacciava dal tetto della veranda, le corse ad aprire la tua ciotolina personale dei croccantini dietetici ed il rumore del coperchio che ci faceva dire “Rossio sta mangiando” anche senza vederti,  le coccole che ti prendevi e molte altre cose che erano solo tue.
La tua presenza non cambiava la mia vita ma la rendeva più bella, come più bella la rendono gli altri gatti che sono rimasti con me, ognuno con le sue caratteristiche.
Adesso c’è solo la disperazione del non vederti più arrivare con la tua andatura goffa e del non poterti pensare vivo quando sono altrove da dove vivevi tu, del sapere che non ti vedrò più venirmi incontro quando arriverò alla Casa nel campo.
Col tempo resteranno solo i bei ricordi, adesso c’è la rabbia, il non accettare che ci hai lasciati troppo presto, ti volevamo ancora con noi, volevamo godere della tua compagnia.
Guardo la tua foto e piango, piango il mio dolore, piango la tua assenza, piango quell’auto maledetta che ti ha ucciso nella notte...chissà se si è fermata, se sei morto subito o se hai sofferto l’agonia da solo sul lato della strada. Non ti ho potuto nemmeno seppellire perchè chi ti ha trovato, non sapendo che farei,  ti ha buttato nell’immondizia.
Vorrei tanto averti ancora qui con noi, adesso è presto per godere di ciò che si è avuto senza soffrire per ciò che da te non avremo più.

martedì 16 aprile 2013

Considerazioni sui tempi dei libri e la morte

A volte penso che devo accumulare libri da leggere per scongiurare la morte. Finchè avrò libri da leggere non posso morire.  Non posso nemmeno andarmene lasciando una storia a metà...e così appena finito uno ne inizio un altro, quasi per rendermi immortale.
Un miscuglio tra sete di saggezza e voglia di aggrapparsi alla vita tramite le parole scritte.
Questa frenesia di lettura mi è venuta da due o tre anni...ripensandoci in concomitanza con il mio effettivo rischio di morte.
Piano piano ho accumulato libri su libri, ho voluto  crearmi un parco di possibilità di conoscenza e sono presa dalla frenesia di leggerli tutti, li vorrei assorbire e metabolizzare con ingordigia, quasi a voler rimediare agli anni in cui ho letto poco o male tenendo a dieta la mia mente.
Quando devo iniziarne uno nuovo li guardo, rivolgo loro una muta domanda...chi di voi vuole essere letto? Vorrei leggerli tutti il prima possibile e allo stesso tempo voglio averne sempre da parte tanti come per allontanare la morte.
 I libri mi parlano e si fanno scegliere. Spesso capita che uno che desideravo ardentemente si renda inadatto al momento o a me stessa, altre volte al contrario un libro che inizio quasi per fargli un piacere si rivela al di sopra delle mie aspettative regalandomi momenti di pura delizia.
C’è un momento ben preciso per leggere un libro, dobbiamo avere la fortuna di scegliere quel momento lì, nè prima nè dopo...e purtroppo non sempre accade che abbiamo questa sensibilità o che il libro gridi così forte da farsi sentire da noi.
Una storia letta adesso e che amo magari se l’avessi letta anni fa non l’avrei capita, o apprezzata poco, e viceversa.
I libri che amo particolarmente decido di tenerli, chissà che non mi venga voglia di rileggerli più avanti per vedere se cambiando il momento canbia anche la sensazione e la traccia su di me, gli altri li rimetto in giro per il mondo e tramite la loro cessione ne prendo di nuovi in cambio: è così che mi sono fatta una libreria sostanziosa, con il baratto. A dire il vero li compro anche, difficilmente entro in una libreria senza che qualcosa fatto di pagine mi rimanga attaccato alle mani.
Il mio grande rammarico è la mia scarsa memoria, l’incapacità di trattenere pensieri e concetti e poterli esplicare a mia volta e condividerli con gli altri. Spesso di un libro mi resta solo una sensazione o poco più, se dovessi raccontare cosa ho letto due settimane fa non ci riuscirei...il godimento si ferma al momento stesso in cui leggo, sottolineo, prendo appunti per i miei commenti (la mia memoria virtuale!), poi se ne voglio parlare mi risulta difficilissimo. La speranza, anzi, la certezza è che tutto ciò che leggo rimanga incamerato in qualche parte di me, pronto a venir fuori al bisogno, o semplicemente atto a costituire un humus culturale che si crea e si modifica a mia insaputa e che mi rende migliore ogni giorno di più.

LE MIE RECENSIONI SUI LIBRI LETTI

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