Rossio

C’era e non c’è più.
Da un giorno all’altro, senza avvisare, senza potersi salutare, non c’è più.
I soliti “se” sterili che non cambiano le cose ormai irrimediabili, il bisogno quasi di trovarsi una colpa per non aver capito che quella era l’ultima volta che ti vedevo.
Era routine, era normale e non ricordo l’ultimo preciso istante in cui ti ho visto, in cui ti ho fatto una carezza. Ti ricordo nei mille atteggiamenti ripetitivi che ti contraddistinguevano, le zampe posteriori che mandavi in fuori quando correvi, il musetto che si affacciava dal tetto della veranda, le corse ad aprire la tua ciotolina personale dei croccantini dietetici ed il rumore del coperchio che ci faceva dire “Rossio sta mangiando” anche senza vederti,  le coccole che ti prendevi e molte altre cose che erano solo tue.
La tua presenza non cambiava la mia vita ma la rendeva più bella, come più bella la rendono gli altri gatti che sono rimasti con me, ognuno con le sue caratteristiche.
Adesso c’è solo la disperazione del non vederti più arrivare con la tua andatura goffa e del non poterti pensare vivo quando sono altrove da dove vivevi tu, del sapere che non ti vedrò più venirmi incontro quando arriverò alla Casa nel campo.
Col tempo resteranno solo i bei ricordi, adesso c’è la rabbia, il non accettare che ci hai lasciati troppo presto, ti volevamo ancora con noi, volevamo godere della tua compagnia.
Guardo la tua foto e piango, piango il mio dolore, piango la tua assenza, piango quell’auto maledetta che ti ha ucciso nella notte...chissà se si è fermata, se sei morto subito o se hai sofferto l’agonia da solo sul lato della strada. Non ti ho potuto nemmeno seppellire perchè chi ti ha trovato, non sapendo che farei,  ti ha buttato nell’immondizia.
Vorrei tanto averti ancora qui con noi, adesso è presto per godere di ciò che si è avuto senza soffrire per ciò che da te non avremo più.